Vini d'arte - Cena con i vini della Cascina I Carpini

AIS GENOVA

L'uomo, il territorio, il tempo. Genova attraverso un calice di vino.

lunedì 25 novembre

Giuseppe Marini

L’impressione è stata quella di guardare un quadro… un quadro/racconto che ha impresso sulla sua tela, come tante pennellate, gli elementi di ciò che vuol raccontare ma soprattutto esprimere.

E così emergono con prepotenza e decisione quegli elementi che caratterizzano il territorio: i Colli tortonesi; i prodotti che l’antica sapienza contadina ha prodotto e ci tramanda: il formaggio Montebore e il Salame nobile del Giarolo e quello che oggi è il simbolo della rinascita e l’immagine enoica: il Timorasso.

I Colli tortonesi si sviluppano in provincia di Alessandria e comprendono una serie colline che possono essere suddivise in valli: Curone, Grue, Ossona, Borbera; confina con l’Oltrepò Pavese, ammicca al Gavi e guarda verso il Piacentino.  Terreni particolari, in genere di origine marina e clima soleggiato, piuttosto asciutto, fanno si che su queste colline mai imponenti nascano vini bianchi e rossi di personalità e territoriali.

Qui, grazie all’imprenditorialità e alla lungimiranza di un gruppo di vignaioli è stato recuperato il vitigno Timorasso, vitigno a bacca bianca, assolutamente autoctono e che era coltivato già dal XIV secolo. Grappolo medio grande, abbastanza compatto, con acini di media grandezza, buccia spessa e resistente, il Timorasso ha una polpa carnosa e di sapore neutro. Ha una produttività difficile e una vigoria notevolmente inferiore alla media delle uve bianche ma regala, nelle giuste mani, un vino corposo, asciutto, caratterizzato da una spiccata mineralità che lo rende molto adatto a un lungo invecchiamento.

Il Montebore, formaggio antico e presidio Slow Food, pesca anche lui come il Timorasso nel passato e nella cultura del territorio. La sua forma a torta nuziale è stata attribuita nientemeno a Leonardo di Vinci, cerimoniere nel 1489 alle sfarzose nozze tra Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza, figlio del duca di Milano, che si celebrarono a Tortona. Prodotto per secoli, se ne era persa in pratica ogni traccia, sinché nel 1999 l’antica ricetta è stata recuperata e riprodotta, determinando una vera e propria rinascita del prodotto che si fa a latte crudo unendo latte vaccino in prevalenza e latte ovino. Al naso, si percepiscono sentori animali, di latte cotto, note speziate ed erbacee e nel finale ricordi di frutta secca tipo castagna.



Il Salame nobile del Giarolo è un insaccato che prende il nome dal monte Giarolo che è posto al crocevia di quattro regioni: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Liguria. Gode dell’appellativo di Nobile perché prodotto esclusivamente con tutte le parti nobili del maiale: quelle magre provengono da prosciutto coppa, culatello, spalla, lonza e filetto; mentre quelle grasse, altrettanto pregiate sono ricavate da pancetta, gola e prosciutto. E’ il salame “per eccellenza”, a grana grossa perché fatto a coltello, insaccato in budello naturale e assolutamente senza aggiunta di additivi, latte in polvere e conservanti. Si presenta con un bel colore rosso vivo, con un giusto equilibrio tra parti magre e grasse e profumi incomparabili, intensi ma non aggressivi, che richiamano a note di carne fresca, aglio e note vinose, con finale di humus e fungo.

Un quadro non può esistere senza l’artista che l’ha dipinto e non può essere ammirato senza la sala d’esposizione giusta: ecco dunque Paolo Carlo Ghislandi, titolare dell’azienda I Carpini di Pozzol Groppo che è venuto a illustrare con una splendida capacità oratoria il quadro/racconto del Timorasso, dei Colli Tortonesi e dei prodotti locali, nell’ambito di una piacevolissima cena/degustazione all’enoteca Le CLAB di Genova. Prodotti d’autore, prodotti d’artista dunque che come tante pennellato hanno composto/raccontato il quadro di una bellissima serata che sicuramente è rimasta impressa nella mente dei partecipanti per la rilevanza, la peculiarità e la qualità di un territorio ancora immeritatamente poco conosciuto.

Si parte con Rugiada del Mattino, Timorasso 2017, abbinato a focaccia, torta pasqualina e salame Nobile del Giarolo. Vino fresco di pronta beva che richiama all’acacia, alla frutta gialla, al miele e all’erba verde per distendersi in bocca con buona energia data della decisa freschezza e dalla sapidità esuberante foriera di un corpo giovane e muscoloso.

Si prosegue con Brezza d’Estate, Timorasso riserva 2012, su un piatto di testaroli al pesto. Qui s’inizia a comprendere tutta la potenzialità evolutiva del Timorasso. Un corredo aromatico ricco e complesso, grazie alla leggera macerazione, all’affinamento in acciaio e alla successiva permanenza in bottiglia; si esprime con eleganze aggrumate, note di frutta secca e pietra focaia. In bocca il sorso è fine, persistente e avvolgente, ben armonizzato con l’aromaticità e la persistenza del cibo.

Sulla Tartare di Fassona accompagnata da una delicata bagna cauda e peperoni, la Bruma d’Autunno, Barbera superiore 2009. Una sorprendente barbera dall’esuberanza giovanile che non denuncia assolutamente il lungo affinamento. Al naso frutti rossi in confettura, spezie, fragranze vegetali e sbuffi di vaniglia; in bocca ancora gioiosa l’acidità con ritorni terziari al retronasale di cacao e tabacco. Elegante, eccellente e armonica.

Timox, Timorasso sans annè in versione Orange, accompagna il Montebore. Vino affinato in vasi di ceramica, fatto con processo assolutamente naturale, vinificazione in rosso e lunga macerazione , si esprime con discreta eleganza e grande equilibrio tra le note di frutta secca, nocciola e mallo di noce, camomilla e ricordi balsamici. In bocca e persistente, caldo e perfettamente bilanciato ma con una sapidità che lo fa immaginare dotato di lunga vita.

E la firma dell’artista? Ma eccola: Chiaror sul masso, versione spumantizzata del Timorasso. Giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso esprime intense note più che di lieviti e di crosta di pane, oltre alle note fruttate e leggermente floreali, sensazioni d’inchiostro e gesso. La vera protagonista del profilo olfattivo è la sensazione di pietra e polvere, sensazione che ritorna prepotentemente anche in bocca. Fresco, sapido, di corpo, è spumante di grande piacevolezza, profondità e beva. Chiude con un'ottima persistenza, impossibile non ritornare sul bicchiere. Volutamente messo per ultimo a suggellare, proprio come ultima pennellata, la capacità di sintesi che racchiude dentro di sé questo prodotto.

Regalo finale come saluto/esperienza da portar via, un vero e proprio inchino dell’artista:  a fine spettacolo/degustazione una dimostrazione in anteprima di sboccatura manuale in diretta del Timorasso spumantizzato, prossimo all’etichettatura dopo l’affinamento di trentadue mesi.

 

 


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