I vini della Storia. Il Medio Oriente

AIS GENOVA

L'uomo, il territorio, il tempo. Genova attraverso un calice di vino.

venerdì 23 novembre

Patrizia Rebora

“Lavorare la vigna e’ un atto di resistenza, un simbolo di perseveranza e di pace” . Le parole di Karim Sade’ spiegano le ragioni per cui il Delegato di Genova Livia Merlo e Antonio del Giacco, storico, relatore, nonche’ Vicepresidente della nostra Associazione regionale hanno  deciso di proporre ai soci una viticoltura inconsueta  e certamente poco conosciuta nel nostro paese.

Antonio del Giacco ci ha raccontato il Medio Oriente, la sua gloriosa e tormentata storia e il suo difficile presente.

Ci ha parlato del Libano, delle grandi vigne della Valle della Bekaa , che risalgono le pendici dell’ Antilibano.

Qui due giovani siriani, i fratelli Saade’, hanno fondato la cantina Marsyas.

Vini bianchi e rossi da vitigni internazionali, con un sapiente uso del legno e una progressiva conversione in biologico

In degustazione:

 B-QA de Marsyas white 2016 –Chateau de Marsyas (80% Sauvignon -20% chardonnay)

B-QA de Marsyas red 2013 Chateau de Marsyas (70% cabernet Sauvignon 20% sirah – 10% Mourvedre)

 



Ci ha parlato poi della Siria, e di una viticoltura eroica, perche’ le viti si inerpicano sulle ripide rocce delle Costal Mountain Range, laddove la violenza della guerra, cancella in un attimo intere vigne e talvolta anche i vignaioli.

E’ in questa regione martoriata, nella parte nord occidentale, che i fratelli Saade hanno dato vita a  Chateau Bargylus, ed e’ per questo motivo, che il vino del Domaine de Bargylus viene definito il “vino piu’ pericoloso al mondo”. Anche qui sirah, cabernet sauvignon, cabernet franc per i rossi e chardonnay e sauvignon blanc per i bianchi la fanno da padroni.

In degustazione:

Bargylus White 2011 (60% Chardonnay 40% Sauvignon Blanc)

Bargylus red 2010 (60% sirah 20% cabernet sauvignon 20% merlot)

Ed infine, ci ha raccontato di Israele, con i suoi 4000 ettari vitati.

Sono proprio i territori occupati da Israele nel 1967, le alture del Golan, la piu’ importante (anche se non unica) zona vitivinicola della nazione.

Qui si trovano le cantine Golan Heights, su con un suolo vulcanico ricco di basalto. I vini sono khoser, prodotti secondo le regole della Kasherut, che impone di non raccogliere gli acini nei primi tre anni di vita e di far riposare la vite ogni sette anni con una produzione discontinua.

In degustazione:

Yarden Metodo classico millesimato  2010(100% chardonnay)

Golan 2016 (100% cabernet sauvignon) 

In abbinamento Hummus, Burgul ma anche un pecorino sardo di media stagionatura, perche’ una.. contaminazione fra culture diverse passa anche da questo!

Una esperienza davvero entusiasmante.

 


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