Una sommelier in Oriente. Intervista a Clizia Zuin.

AIS GENOVA

L'uomo, il territorio, il tempo. Genova attraverso un calice di vino.

mercoledì 7 aprile

Patrizia Rebora

I produttori di vino italiano si rivolgono ormai da anni all’Oriente, in particolare a Giappone e Cina. Fra i mercati asiatici emergenti, secondo i più recenti  dati di Federvino, c’è una nazione in rapida crescita sociale ed economica: la Corea del Sud.

Forte di uno sviluppo legato soprattutto all’industria automobilistica ed elettronica, la Corea del Sud nel 2019 ha incrementato del 14% l’importazione di vino italiano, alimentando un trend già positivo negli anni precedenti.

Per saperne di più, quale miglior interlocutore della nostra collega Clizia Zuin?

Clizia Zuin, classe 1980, fiorentina d’adozione,  degustatore e relatore di AIS Toscana,  Miglior Sommelier italiano donna 2019, inserita nella top ten 2020 delle wine influencer, ha solare cordialità e grinta da vendere.

Dopo un’esperienza come sommelier presso lo stellato Borgo San Jacopo, nel 2020 Clizia, forte della sua competenza sul vino e della conoscenza delle lingue orientali, accetta una sfida ambiziosa:  l’insegnamento nella prestigiosa Scuola Internazionale di Ospitalità Apicius, e parte per Ulsan, popolosa e ricca città industriale nel sud della Corea.

Fra le difficoltà di questa esperienza non ultimo sarà l’arrivo del COVID19 e del conseguente (assai rigido in quelle zone) lockdown .

L’incarico di Clizia e’ la docenza in due corsi di avvicinamento al vino, materia obbligatoria del primo anno di studi dell’Università: il primo sui Vini del Vecchio Mondo e il secondo sul Vino Italiano, lezioni comprensive delle fasi di degustazione.

Non e’ stato semplice” ci racconta Clizia “ho spiegato il vino a studenti che non hanno mai visto neppure un filare di vigna. Ma mi è piaciuto molto, alcuni ragazzi hanno assaggiato il vino per la loro prima volta insieme a me”. Una grande responsabilità, con ottimi risultati “Ricordo una delle ragazze, che era partita per fare cucina e dopo il corso probabilmente sceglierà sala e sommeIIierie”.

Occorre sottolineare che in Corea del Sud il vino è una recente scoperta. La maggior parte della popolazione, soprattutto quella che vive nelle campagne, consuma quasi esclusivamente la bevanda tradizionale:  lo Soju, un distillato a base di orzo, frumento o riso. In alternativa c’è la birra.

Ma i tempi cambiano.



Le classi sociali emergenti, i nuovi ricchi, sono decisamente attratti dal vino, e dal vino europeo in particolare. “In un primo tempo è stato un fenomeno di ostentazione del benessere, ma poi hanno cominciato ad apprezzarlo davvero e a volerlo conoscere meglio. I Coreani  sono letteralmente assetati di cultura occidentale, compresa quella enogastronomica. Sono affascinati, curiosi e anche molto versatili, una platea e un mercato tutti da conquistare”.

E la Francia ha colto per prima quest’occasione, con un  passo più veloce di quello italiano. Infatti da alcuni anni viene organizzata a Seul la competizione SOPEXA dedicata al  vino francese, a cui partecipano 250 sommelier provenienti da tutta la Corea, con inevitabili ricadute positive  nella conoscenza e nella diffusione di quel prodotto.

L’Italia, nonostante i numeri in crescita, rimane per ora un mercato di nicchia. I cataloghi disponibili sono limitati e spesso corrispondenti ad un gusto che nel nostro paese è ormai superato. ”Qualche volta”, ci dice Clizia “ non è stato neppure semplicissimo reperire i vini da proporre a lezione”. 

In Sud Corea peraltro sono vietati gli acquisti on line, questo circoscrive ulteriormente la possibilità di far conoscere i nostri prodotti, se non attraverso il circuito delle enoteche e della ristorazione e, soprattutto, dei distributori locali. 

Ma quali vini amano i Sud Coreani? , “ La Corea del Sud si comporta esattamente come qualsiasi neofita del vino: grande stupore e apprezzamento per i vini bianchi, profumati e aromatici, come moscato e gewürztraminer, e vini rossi corposi come Amarone della Valpolicella, che  non mancano mai in nessun catalogo. Queste gusti sono tra l'altro i più plausibili con le tradizioni culinarie di questo Paese costituite da un'ampia varietà di pietanze fermentate e piccanti.  Ma in tutto questo non escludo che vini rossi più leggeri, che ben si abbinerebbero ai tagli nobili di carni marezzate usate per le loro grigliate e vini bianchi meno profumati, ma più interessanti e persistenti al palato come quelli liguri, potrebbero trovare presto i favori di un popolo che impara davvero molto, ma molto in fretta.”

Una sfida quindi che ben potrebbe essere raccolta dai produttori della nostra regione, in cui il territorio fa sintesi fra la qualità dei vini e un ambiente e una viticoltura unici al mondo.     

Nei prossimi 5 o 6 anni è prevista una ulteriore significativa crescita della domanda Se avessi una piccola azienda italiana, che produce 50-80.000 bottiglie“ continua non punterei a Cina o Giappone ma a una nazione enologicamente più giovane e gestibile proprio come la Corea del Sud” .

Chiudiamo l’intervista chiedendo a Clizia quali sono i suoi obiettivi futuri. ”Sono tanti” risponde “a partire da un progetto di enoturismo in Italia. Poi è in programma un ritorno in Sud Corea. Naturalmente a far conoscere il vino italiano”.

       

 

 

 

 

 

 

 


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