Le nuove frontiere del vino: vitigni resistenti e la viticoltura senza chimica

AIS TIGULLIO E PROMONTORIO DI PORTOFINO

Il Tigullio perla della Riviera di Levante. Un bicchiere contiene i segni della nostra civiltà.

sabato 24 ottobre

Germano Lucertini

PIWI è l’acronimo di Pilzwiderstandfähig, che in tedesco significa “viti resistenti ai funghi”. Contraddistingue una produzione enologica caratterizzata da ricerca di nuovi vitigni idonei a resistere a vari funghi e consentire un allevamento della vite ispirato ai criteri della viticoltura biologica (e biodinamica). Questi vitigni sono il prodotto di ricerca condotta in laboratorio e proseguita nella viticoltura in campo. Si ottengono vini differenti da quelli tradizionali, anche se alcuni di questi ricordano alcuni dei vini tradizionali per le caratteristiche organolettiche.

Questo orientamento nella viticoltura si è sviluppato inizialmente in alcuni paesi dell’Europa Centrale (Germania, Austria, Svizzera) e si è diffuso in varie parti del mondo (paesi europei, compresa l’Italia, paesi americani e paesi asiatici).

Su iniziativa della Delegazione Tigullio – Promontorio di Portofino (Delegato Sergio Garreffa) è stato organizzato mercoledì 14 ottobre 2020 un evento dedicato a questo tipo di viticoltura. Un esperto del settore, Alessandro Sala (titolare dell’azienda Nove Lune, Cenate Sopra), ha fatto un’ampia e documentata introduzione su questa tecnologia. Particolare interesse hanno suscitato alcuni aspetti esposti, tra cui la complessa e rigorosa ricerca alla base dei vini PIWI, la diffusione di questa viticoltura (anche in aree geografiche senza tradizione vitivinicola) e la collaborazione internazionale dei cultori (che si è organizzata nell’associazione PIWI International con le sue articolazioni territoriali).

Nonostante sia materia di continua sperimentazione, questa tecnologia ha già prodotto vitigni coltivati con successo. Si possono citare per i vitigni a bacca bianca Solaris, Bronner, Helios, Johanniter e per quelli a bacca rossa Cabernet Carbon, Cabernet Cortis e Prior.



Alla presentazione della tecnologia PIWI seguiva la degustazione di sette vini dimostrativi.

Si iniziava con uno spumante rifermentato in bottiglia (Magy 2019, ottenuto con Souvignier gris, prodotto da Hermau, Chiavenna), accolto con molto interesse dai partecipanti all’evento per la sua originalità.

Seguiva un vino bianco dell’annata 2018 da Solaris (nome commerciale Idol, prodotto da Alpi dell'Adamello, Edolo).

Il terzo vino era un altro bianco, ottenuto da Aromera (annata 2018, nome commerciale Aromatta, produttore Villa Persani, Pressano di Lavis).

Si procedeva con altro vino bianco, da Solaris, Bronner e Johanniter (denominato 310 e prodotto da Nove Lune).

Successivamente si degustava un “orange wine” preparato in anfora, da Bronner e Johanniter, (annata 2018, denominazione commerciale Rukh, prodotto da Nove Lune).

Il sesto vino era un rosso, ottenuto da assemblaggio di uve di vari vitigni (annata 2010, prodotto da Marcel Zanolari, Bianzone, con denominazione commerciale Vagabondo). Notevole la sorpresa dei presenti nell’apprezzare lo stato di vino giovane in questo vino prodotto 10 anni fa.

Concludeva la sequenza dei vini un passito ottenuto da Helios, Solaris e Bronner (Theia, annata 2018, prodotto da Nove Lune) con gradimento notevole da parte dei partecipanti per le caratteristiche fini ed eleganti.

L’incontro con il Relatore trovava un soave e piacevole epilogo nella degustazione di un amaro (Misma) prodotto dalla sua Azienda.

Gli applausi e i ringraziamenti sinceri e convinti costituivano la degna e meritata conclusione dell’evento.


 


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