La meravigliosa terra dei Khoi e dei San - I vini del Sudafrica

AIS GENOVA

L'uomo, il territorio, il tempo. Genova attraverso un calice di vino.

lunedì 10 febbraio

Nicola Garibotto

Dal centro di Genova ad un altro emisfero.

Guido Invernizzi è un viaggiatore, nonché un narratore, e con queste premesse è stato gioco facile accompagnare il numerosissimo pubblico di appassionati direttamente nell'emisfero sud, a centinaia di migliaia di chilometri di distanza: storia, geografia, geologia, letteratura, socialità, umanità, ed è venuto naturale parlar di vini.

Serate in cui il tempo vola e che lasciano il segno in chi ascolta, non solo dal punto di vista didattico, ma umano.

I 'nuovi' mondi del vino: Nuova Zelanda, Australia, Cile, Argentina ed il 'nostro' Sudafrica.

La Francia vinicola li considera i suoi veri competitors. Reale o meno che possa diventare questa convinzione, di certo gli investimenti per fare vino in questi Paesi sono molto cospicui ed enologi sudafricani, australiani e neozelandesi (i flying wine makers) sono  molto richiesti dalle stesse cantine francesi.

I colonizzatori olandesi produssero il primo vino a metà del 1600 con tale importate dal Rheinau, dalla Spagna e dalla Francia, a scopo curativo, per lenire lo scorbuto.

Verso il finire del secolo, Simon Van der Steel, avvalendosi di enologi francesi (ugonotti in fuga, in particolare) e manodopera schiavizzata locale effettuò la prima vendemmia a Constantia.

Fu un crescendo fino ad arrivare a metà dell'ottocento quando il Sudafrica era considerato un paradiso terrestre in nulla dissimile alla Persia, che tuttavia, poco dopo, non rimase immune dalla fillossera.

Fu comunque un crescendo fino al periodo oscuro dell'apartheid, al cui termine, nel 1994 si assiste alla rinascita sociale del Paese cui si accompagna quella vitivinicola, che lo porta, ai nostri giorni ad essere una realtà consolidata ed apprezzata.

Le correnti del Benguela, dal Polo, che giunge da  Sud Ovest, ed il cosiddetto Cape Doctor da Sud Ovest, impediscono le malattie della vite. Si aggiunga che si toccano le 8 ore e mezza di sole al giorno, i 50 suoli diversi nello Steelenbosch e fiumi di migliaia di km, ecco che si creano le condizioni per una viniviticoltura vincente.

 



Nel bicchiere:

  1. Krone Borealis Brut 2018 , spumante metodo classico, 50% pinot nero, 50% chardonnay, 24 mesi di affinamento sui lieviti. Malolattica svolta, solo acciaio.

La bollicina fine e verticale, che scompare centrifuga indica una perfetta presa di spuma.

La leggera tonalità di oro antico denota un'altrettanto perfetta autolisi dei lieviti.

Un vino pulito, riconoscibile, senza essere banale. Al naso pescanoce, arancia sanguinella e tipico frutto rosso da pinot nero. E ancora, mineralità e frutti gialli sugosi. E nota di patisserie (croissant, pasticcino alla frutta)

Insomma vengono rispettate le carattieristiche organolettiche dei vitigni utilizzati.

E rispettata anche la corrispondenza gusto olfattiva, con un ritorno del ribes da pinot nero. Equilibrato, con un alcol vellutato e carezzevole.

  1. Spier Seaward Sauvignon Blanc 2018 vinificato in acciaio per valorizzare il varietale del vitigno, alla vista è limpido, giallo vivo ad indicare sanità cromatica, pulizia e perfetta gestione organolettica del vitigno.

All' olfatto le note erbacee agrumate tipiche del sauvignon blanc e la pellicina bianca del pompelmo, finocchio, olive dolci in salamoia, su una base polverosa, minerale da roccia.

Anche in questo caso di ritrova corrispondenza gusto olfattiva, con richiamo di note agrumate che diventano in bocca, tropicali di litchi e pesca gialla, acido, sapido.

  1. Nabygelegen Scaramanga White 2018 Chardonnay, Chenin Blanc e piccola percentuale di verdelho, fermenta a freddo in barrique e rimane 6 mesi sulle fecce. 14,50%.

Curiosità il nome di questo vino deriva da un personaggio di film di James Bond

Colore carico grazie alla barrique, all'esame visivo presenta una bella consistenza.

All'esame olfattivo si nota subito una perfetta gestione del legno: compaiono prima i profumi del vitigno e poi quelli derivanti dal legno e quindi: frutta mediamente matura, ribes bianco, caramella la seltz, al limone e note boisè. E poi agrume di lime, di cedro.

In bocca, perfetto equilibrio durezza morbidezze ed una sapidità ben bilanciata con l'acidità.

  1. Linton Park Chardonnay 2017 chardonnay 100%, zona di Wellington, tra Paar e Steelenbosch, vendemmia manuale notturna, fementa in acciaio ed affina in barrique per 1 anno.

Naso tipico dello Chardonnay, note di selz di arancia, di mandarino e poi banana da chardonnay in legno, di yogurt, burro, vaniglia nonché una spezia da cigar box.

In bocca è rotondo, vellutato, carezzevole, con un piacevole pseudocalore. Note di pipa spenta, noci di cocco che non coprono il varietale del vitigno. Gran potenziale di invecchiamento.

  1. Diemersdal Shiraz 2018 uve raccolte a mano, malolattica svolta, barrique di rovere francese per 9 mesi, si presenta rubino, consistente, vivo. Al naso, pulito, elegante, discretamente speziato, anche in questo caso prima viene il vitigno e poi il legno, e quindi, pepe verde, leggera tostatura, erbe officinali essiccate, olive nere al forno, in salamoia, pomodorini essciccati.

In bocca, un leggero pizzicore, una nota speziata, grande frutta e ritorno della salamoia e concentrato di pomodoro

  1. Diemersfontein Pinotage Coffee Chocolate 2019 pinot nero e cinsault ( hermitage in sudafrica, ottavianello in puglia), macera a freddo, fermentazione completata con inserimento in vasca di doghe di rovere francese e poi vasca per 6 mesi fino all'imbottigliamento.

Il colore tradisce la presenza del cinsault. Al naso è confettura di frutta rossa, amarena , cioccolato, pocket coffee. E poi balsamico, mentolato.  In bocca, morbido, rotondo con bel frutto rosso, ribes nero

  1. Slanghoek Hanepoot Jerepigo 2016 In chiusura, una mistella, mosto a fermentazione interrotta con l'aggiunta di alcol. Moscato di Alessandria 100%, dunque zibibbo, lavorato come mistella. Acciao. Alcol 16,50%.

Opulento, strutturato, albicocca, tropicale, frutta secca, miele, balsamico, mentolato e sentori eterei, e lavanda, in un quadro di complessità olfattiva, complessita che ritorna in una bocca molto pulita con bella freschezza, e ancora mentolato e balsamico.

 

 

 

 


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