La verticale di Barbaresco

AIS IMPERIA

L'estremo ponente ligure, un minuscolo scrigno di piccole perle tipiche ed esclusive, nel panorama vitivinicolo nazionale.

mercoledì 4 dicembre

Simone Parisi

A volte basta il nome: Barbaresco. E l’etichetta, il blasone prendono il sopravvento, pare di bere un mito, e pare di dover per forza condividere pensieri più che positivi ed altisonanti. 

A volte parla il vino. E lo fa con il suo verso gentile scolpito dagli anni, lo fa con il carattere che il vignaiolo ha forgiato in lui e lo fa con le particolarità delle varie annate. Perché una verticale é solo un modo per scendere piano piano gli scalini di una cantina buia che si illumina al nostro passaggio e che svela timidamente come fosse una giovane donna tutte le sue piccole smorfie fino a comporre un sorriso in mezzo al suo volto.
Sentir parlare di Dante Rivetti é come sentir parlare di un proprio parente saggio, lo mastichi quasi degustando i suoi vini. Nessuna concessione alla risoluzione facile e immediata. Bisogna masticare, sentire il sapore appoggiarsi leggero sulle pareti interne del palato, e sentire quel tannino svolgersi, dapprima tenace e croccante, via via più lucido e gentile, ma sempre straordinario protagonista della bilancia tesa sulle sensazioni più dure. Sentir i suoi vini appoggiarsi tenaci in fondo al palato e deglutire quel poco di amaricante trascinato da una sensazione quasi salina, é come alla fine di una splendida camminata in montagna sedersi e mirare il tramonto. 



E la Langa di Neive che volge verso l’”Alta Langa” con quella sua argilla predominante come la più sabbiosa “Micca”. Ed i colori ben fissati e quasi tutti da celebrare in un manuale, e quell’intruso semplice come una Barbera addolcita dal legno e preparata 19 vendemmie fa e ... molti dei presenti non eran ancora nati nel 1989, alcuni eran coetanei, ma tutti han stretto la mano ad un ragazzino con voglia di correre come quel Barbaresco così datato e così vitale.

Scuserete il mio incedere poco propenso alla didascalia, ma é questo che mi resta: La catarsi, la Prosa. In questo celebro le annate 2015 del Bric Micca e le 2012-2007-1999-1989 del Bricco Neive di Dante Rivetti. Come per la Barbera Alabarda 2000 scelta come intrusa nel tripudio del Nebbiolo e da tutti azzeccata come tale. Vini schietti, mai banali, e soprattutto veri. Ispirati da un carattere puro e contadino, quanto mai tipici, quanto mai celebrati. Valeva la pena esserci in una serata semplice, discorsiva, conviviale da Sold Out condotta da Augusto Manfredi con il responsabile dell’Azienda Nicolas e con Fabrizio preparatissimo rappresentate in Provincia Granda. Ultimo plauso ai Sommelier di Servizio Ezio Bergamini e Giovanni Revello, a Brigida Bosio senza la quale la delegazione camminerebbe zoppa e Cristina Silvestro ed Alberto Lavagnoli che si son portati a casa una bottiglia di Bric Micca 2015 per aver risposto a tutte le provocazioni in materia Nebbiolo dopo aver azzeccato l’intruso.


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