Visita studio a Ghemme e Boca

AIS TIGULLIO E PROMONTORIO DI PORTOFINO

Il Tigullio perla della Riviera di Levante. Un bicchiere contiene i segni della nostra civiltà.

lunedì 25 novembre

Caterina Di Russo

Nella giornata di mercoledì 20 novembre, noi  aspiranti Sommelier, guidati dal nostro Delegato Sergio Garreffa e dalla Sommelier Valentina Venuti, abbiamo avuto l’occasione di lasciare da parte libri di testo e lezioni, per far spazio ad un’esperienza fuori sede.

Si è tenuta infatti in Piemonte, in provincia di Novara, la lezione che ha portato a termine il corso di 1* Livello; la nostra visita è iniziata a Ghemme, presso la Distilleria Francoli: non solo vino dunque e, per meglio dire, grazie a quelli che brutalmente vengono chiamati “scarti”, ci siamo addentrati nel mondo delle grappe. Siamo stati accolti calorosamente da Alessandro Francoli, uno dei cinque cugini ora alle redini della distilleria. Con passione ci ha aperto le porte della sua azienda, mostrandoci passo per passo tutte le fasi, spiegando in modo esaustivo e preciso a noi neofiti la trasformazione che subisce il prodotto iniziale dal quale si ricava la grappa – il cosiddetto “scarto” ossia le vinacce – fino ad arrivare all’imbottigliamento.

Non è mancato il tempo per sottolineare la qualità e la freschezza delle materie prime utilizzate e soprattutto l’attenzione a ciò che il territorio offre: difatti vengono distillate unicamente uve piemontesi come il Nebbiolo, il Moscato e la Barbera. Un altro carattere distintivo sul quale Alessandro ha voluto soffermarsi, è l’occhio di riguardo che c’è nei confronti dell’ambiente: dal 2006 infatti la distilleria vanta della certificazione di azienda ad “impatto ambientale zero”.

Ma il “Gruppo Francoli”, semplicemente attraversando la strada, si trasforma e ci invita a visitare anche un’altra realtà, quella cioè della cantina “Torraccia del Piantavigna”.

La seconda tappa della nostra gita/studio ci fa spostare di qualche chilometro fino ad arrivare a Boca e più precisamente a il “Podere ai Valloni”, dove ci attendeva la signora Anna Sertorio.

Tre sono le tipologie di vino prodotte da questa piccola azienda, che ha iniziato il suo percorso – a conduzione familiare – nel 1980 e che dal 2011 opera secondo i canoni dell’agricoltura biologica.

Abbiamo avuto il piacere di degustare le tre varietà proposte, in un crescendo di profumi e persistenze.

Il pranzo è iniziato con l’antipasto a base di salumi e formaggi tipici del territorio, in accompagnamento a “Colline Novaresi Rosso D.O.C. – rosso bio Sass Russ 2017” (50% Nebbiolo e 50% Uva Rara), un vino da considerare quasi un passepartout per la semplicità degli accostamenti possibili. Alla vista si presenta con una bella tonalità intensa di rosso rubino, al naso risulta fruttato e fresco e al palato il tannino è morbido e non troppo aggressivo.

La seconda portata – riso carnaroli sfumato al Nebbiolo – si è abbinata a “Colline Novaresi D.O.C. – Nebbiolo bio Gratus 2017” (composto all’85% da Nebbiolo e al 15% da Vespolina, vitigno autoctono che conferisce quel sentore tipico di pepe); in questo caso ci siamo trovati difronte a un rosso più strutturato del precedente, più equilibrato seppur la giovane età e con un tannino più marcato.

Per finire, lo spezzatino con verdure di stagione ha trovato la sua metà con il “Boca D.O.C. Vigna Cristiana 2011”, rosso che possiamo considerare punta di diamante nella produzione del Podere e che nasce dall’unione di Nebbiolo 70%, Vespolina 20% e Uva Rara 10%. Qui il colore si sposta dal rosso rubino intenso delle precedenti varietà ad un rosso rubino con sfumature tendenti al granato. Al naso il bouquet si amplia e accoglie note speziate, sentori di frutti rossi.



Le condizioni climatiche non hanno purtroppo permesso la passeggiata attraverso il vigneto ma la signora Anna, da buona padrona di casa, ci ha portato nel cuore della piccola cantina, raccontandoci la loro storia e di come, ormai 40 anni fa, i suoi genitori si siano innamorati di queste terre, decidendo di rilevare la dimora e i vigneti, iniziando così una nuova avventura vitivinicola.

Sulla strada del ritorno era d’obbligo un’ultima sosta nel punto vendita “CasaFrancoli” per portare con noi il ricordo di questa giornata grazie a qualche acquisto. Ed è proprio all’interno dello store che abbiamo potuto approfondire la conoscenza della cantina “Torraccia del Piantavigna”: una più che piacevole scoperta si è rivelato il vitigno Erbaluce, unica varietà d’uva a bacca bianca dell’Alto Piemonte, considerato “il più rosso dei vini bianchi”; a causa di controversie normative, Erbaluce, non potendo essere menzionato come tale se non da Caluso, è chiamato anche “vitigno innominabile” e Torraccia del Piantavigna ce lo propone in etichetta con il simpatico nome di “ErbaVoglio – Colline Novaresi D.O.C.”.

Non poteva mancare poi l’assaggio dei cugini Ghemme e Gattinara (rispettivamente “Ghemme D.O.C.G. 2013” e “Gattinara D.O.C.G. 2015”) e, per finire, ritornando agli esordi della nostra visita, abbiamo fatto rientro in Liguria con in bocca l’elegante sapore della “Grappa del Piemonte – Limousin” di Luigi Francoli.

 


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