Le bollicine vulcaniche

AIS TIGULLIO E PROMONTORIO DI PORTOFINO

Il Tigullio perla della Riviera di Levante. Un bicchiere contiene i segni della nostra civiltà.

lunedì 29 ottobre

Valentina Venuti

Sei  vini e un unico comune denominatore per la serata condotta dall’enologo Giovanni Ponchia, direttore del Consorzio Vini Colli Berici e Vicenza di Lonigo, nell’incantevole contesto del ristorante Ai Castelli di Sestri Levante: il vulcano e i suoi terreni magmatici.

Dal Semidano al Fiano di Avellino, passando dalla Durella al Nerello Mascalese, i vitigni che nascono su questi terreni producono vini con qualità organolettiche molto diverse da quelle che potrebbero dare altre varietà di suoli, nessuno dei quali possiede una tale quantità di minerali, con una una ricchezza in sostanze aromatiche che è carattere distintivo del territorio da cui provengono.

I suoli di origine vulcanica che da Nord a Sud coprono il 30% dell’intera superficie dell’Italia, hanno genesi eterogenee: pur restando simile il contenuto in elementi - il cui costituente più rappresentativo è la silice, che incide sull’acidità del suolo, seguita da ossido di alluminio, di magnesio, di ferro, sodio e potassio - diversi sono i tempi di solidificazione.
Le manifestazioni di tipo esplosivo producono ceneri e pomici che danno luogo a suoli profondi, leggeri, senza struttura, poveri di sostanza organica, che possono però nel tempo consolidarsi e dare origine ai tufi, a loro volta degradanti in suoli sabbiosi, grossolani e minerali.
Viceversa le colate di lava raffreddate generano terreni più scuri e superficiali, dalla lenta trasformazione e ricchi di argilla. La composizione diversificata determina una reazione diversa rispetto agli stress idrici nelle annate calde: i suoli giovani ricchi di pomici aggravano il deficit d’acqua mentre quelli caratterizzati dai basalti,  sono in grado di trattenere tanta acqua quanto è il loro peso, rilasciandola pian piano.

Molto particolari sono i risultati dell’attività vulcanica sottomarina che ha interessato la formazione dei terreni del  Soave e di porfido dell’Alto Adige e della Valle di Cembra. Nell’ambiente marino pressione e temperatura riducono la fase esplosiva, il raffreddamento è brusco e la superficie di contatto del magma con l’acqua è vetrosa. Si formano i cosiddetti cuscini di lava, visibili per esempio a Soave. I frammenti di questo strato vetroso si trasformano in un materiale giallastro, argilloso, ricco di ossidi di ferro, presente in molte zone vulcaniche.

Il nostro viaggio inizia dalla Sardegna con l’assaggio di Anastasia Brut Semidano di Mogoro DOC, Cantina di Mogoro “Il Nuraghe”. Il semidano è un vitigno autoctono difficile perché poco generoso e piuttosto sensibile a problemi fitosanitari a causa della buccia sottile. Dopo un breve passaggio sul mosto a temperatura bassa e controllata, passa in autoclave dove avviene la presa di spuma. Il perlage è fine e persistente, al naso spiccano i sentori erbacei e di erbe aromatiche, in particolare di salvia e timo. In bocca rivela una bella sapidità bilanciata piacevolmente da una bella freschezza.

A seguire Lessini Durello DOC Spumante Brut “Vulcano” dell’azienda agricola Zambon, ottenuto principalmente da uve Durella (90% e 5% Garganega), la cui zona di produzione si trova esclusivamente in collina e alta collina tra Verona e Vicenza a 700 m s.l.m. nella zona più meridionale delle Alpi Venete, una zona particolarmente vocata per la viticoltura con escursioni termiche di rilievo. Il vitigno venne già citato nel Trattato di Custoza del 1623 con il nome di Durasena. Il nome è dovuto probabilmente alla durezza della buccia oppure alla durezza dell’acidità che manifesta nelle fasi iniziali della vinificazione, qualità che lo rendono adatto a rinforzare vini provenienti da altri distretti spumantistici, motivo per cui dell’intera produzione di 450 ettari, solamente 100 vengono utilizzati per la produzione in loco.
Nel bicchiere si denota un bel colore paglierino carico e un perlage persistente, al naso spiccano le note citrine ed erbacee. Un vino molto fine che, contrariamente a quanto avviene per altri spumanti, lascia intuire la sua potenzialità di espressione nel tempo e che è destinato a migliorare se conservato per almeno 2 o 3 anni.



Dopo i primi due vini in degustazione, un piccolo break per assaporare una specialità del ristorante preparata dallo chef, le trofie nere alla brezza marina, un piatto della tradizione ligure rivisitato con un condimento a base di frutti di mare, accompagnato da un pesto leggero di basilico.

 Il terzo assaggio proviene dalla cooperativa agricola Vitevis Cantine che riunisce tre storiche cantine della provincia di Vicenza, è il Lessini Durello DOC Spumante “Le Macine” 100% durella, oggi coltivata anche a guyot, ma la cui la cui forma di allevamento tradizionale è la pergola, particolarmente indicata per la bacca bianca, dove il il grappolo riceve la quantità di luce giusta: né poca, né troppa per cui vengono esaltati aromi primari e acidità. In bocca infatti il vino non indugia molto in zuccheri, è molto secco, quasi asciutto e presenta una bella freschezza in cui spiccano sentori agrumati. Anche questo vino raggiungerà la sua massima espressione tra almeno un paio d’anni.

Ci spostiamo in Campania dove la degustazione procede con lo Spumante Brut Contadino dell’azienda agricola Ciro Picariello, 100% Fiano di Avellino, un vitigno molto interessante che non presenta problemi particolari, generoso, facile da vinificare, capace di dare vini di grande eleganza. Il Fiano destinato alla produzione del Brut Contadino viene vendemmiato con leggero anticipo per preservare il frutto croccante e mantenere la sua piacevole acidità.

A seguire lo Spumante Brut Murgo della Tenuta San Michele, 100% Nerello Mascalese, il primo spumante ottenuto da uve di questo vitigno con il metodo classico, un vino dal grande carattere ed eleganza, dal perlage fine e persistente, frutto del lento di affinamento sui lieviti.

Lo Spumante Tai Rosso Rosè Brut dell’azienda Pegoraro dalla provincia di Vicenza, 100% Tai Rosso, è un vitigno autoctono dei Colli Berici, con la natura genetica del Cannonau sardo, del Grenache francese e della Garnacha spagnola, che adora il caldo e necessita di tanta luce, che nella zona poco piovosa dei Colli Bonci ha trovato una sua specifica identità e tipicità. La versione storicamente più attendibile e documentata della storia di questo vino, considera il tai rosso un dono ricevuto nei secoli scorsi dai vescovi di Vicenza, feudatari di Barbarano e ospiti a più riprese ad Avignone, i quali avrebbero portato e piantato nel territorio dei Colli Berici dei tralci di uve provenzali del Vaucluse.
Nel bicchiere il perlage è fine e molto invitante, il colore rubino tenue brillante e vivace. Al naso spiccano i sentori di ciliegia, marasca e soprattutto di lampone, aroma che caratterizza questo vino ideale per essere servito come aperitivo, ma anche per accompagnare piatti delicati, come formaggi freschi. La temperatura di servizio è di 6-8°C, temperatura che consente di valorizzare al meglio la freschezza e di smorzare la nota dolce data dal leggero residuo zuccherino.

L’ultimo vino a sorpresa, lo spumante Colli Euganei DOCG Fior d’Arancio della cantina Il Pianzio, ottenuto da uve Moscato Giallo, si apre al naso in sentori più floreali che fruttati, contraddistinti da delicate note di zagare, mentre in bocca è armonico nelle sue noti dolci, sostenute da una buona acidità. E’ un vino poco alcolico, incluso nella lista dei “vini nuziali” cioè serviti tradizionalmente durante i matrimoni, che ha trovato nei canestrelli in abbinamento il suo connubio perfetto.

I nostri ringraziamenti vanno al relatore, appassionato ambasciatore dei  Vulcanic Wines , il nuovo marchio collettivo che prende il posto del format Vulcania, ideato dal Consorzio del Soave nel 2009, capace di trasmettere con entusiasmo la pecularità dei vini in degustazione,  a tutti i presenti per la partecipazione e, non ultima, alla squadra di servizio per la sua impeccabile professionalità.

 

 

 

 


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