A “LA PIETRA DEL FOCOLARE”, NEL CUORE DELLA DOC COLLI DI LUNI

AIS LA SPEZIA

Colli di Luni, 5 Terre, Colline di Levanto. Tre Doc che esprimono l'unicità del nostro territorio, tra mare e collina.

martedì 19 marzo

Federica Calzolari

Superate le suggestive Colline del Sole, tra boschi di pini marittimi e macchia mediterranea, raggiungiamo la collina di Sarticola, dove, lungo pendii che digradano dolcemente, si distendono, silenziosi e assolati, i vigneti del cuore della Doc Colli di Luni.

Uno dei tredici appezzamenti de “La Pietra del Focolare”, azienda nata nel 1997 nel comune di Ortonovo, è proprio qui. La vista è mozzafiato. Siamo a 270 m s.l.m.; sotto si allunga la Piana di Marinella, orlata da un lungo litorale sabbioso sorvegliato e protetto a ovest dal Promontorio del Caprione. In lontananza il serpeggiare del fiume Magra. Di fronte, solo il grigio-azzurro del mare.

“È bello lavorare la vigna qui, nelle belle giornate di sole.” ci dice orgoglioso Stefano Salvetti, l’artefice agronomico ed enologico degli splendidi vini di questa piccola azienda, che conduce insieme alla moglie Laura Angelini.

E dopo poco capiamo i valori che guidano questa famiglia, della quale si apprezzano da subito la riservatezza, la pacatezza e l’umiltà. Stefano e Laura, curiosi sperimentatori delle potenzialità delle proprie uve, sono sempre alla ricerca di un vino che ogni annata sia il più possibile espressione autentica del territorio in cui nasce, con un approccio sincero e puro di vignaioli ispirati.

“Garbati e decisi” li ha definiti Marco Rezzano, in una sintesi che li descrive perfettamente. E amanti della bellezza, quella del vivere lento, quella che ti fa piantare delle rose per abbellire un vigneto che non vede il mare, quella che ti spinge a lavorare la vigna con il sorriso, assaporando i profumi, i suoni, i colori che la natura regala. Scopriremo più tardi che i loro vini sono la traduzione della loro anima.

Su queste vigne in località Sarticola, esposte a sud, il terreno è sciolto e composto prevalentemente da scisto e galestro rosso sgretolato dal tempo; è una zona siccitosa e le piante non portano più di due grappoli. Qui si produce il vermentino "L’aura di Sarticola" (400 bottiglie), il cui appellativo gioca sul nome della proprietaria e del vento marino che per gran parte della giornata accarezza o sferza le piante.

Altre due microzone poco sotto, in località Sarticola-Bacchiano, anch’esse fronte mare, concorrono alla produzione del vermentino "Solarancio" (5000 bottiglie).  Nei vigneti in gestione, sempre esposti a sud, ma ad un’altitudine di 20 m s.l.m., oltre al vermentino vengono coltivati i vitigni ansonica, trebbiano e malvasia; l’uva ansonica ha buccia consistente e si presta all’appassimento: una settimana prima della vendemmia circa mille grappoli vengono scelti per divenire uva passita. è un appassimento naturale, grazie all’aria di mare che passa attraverso i mattoncini del fienile dove vengono appesi. Il resto dell’ansonica e gli altri vitigni costituiscono l’uvaggio del "Vigna delle Rose" Liguria di Levante IGT (3000 bottiglie).

In località Becco, nell’estremo lembo di Liguria, quasi al confine con la Toscana, in zona collinare, su terreni misti di galestro e medio impasto argilloso, Stefano coltiva vigne di 80 e 90 anni disposte a giropoggio, che non lavora e non concima; viene praticato solo lo sfalcio dell’erba e le rese sono bassissime, 40 quintali per ettaro. Qui nasce il vermentino "Villa Linda", un vino molto amato dalla figlia. La stessa zona, con esposizione sud-ovest, a 50 m s.l.m., è il terroir della "Merla del Becco" Doc (400 bottiglie); a sud-est, a 80 m di altitudine, quello del "Saltamasso" Doc (200 bottiglie), entrambi con suoli argillosi.

Sette ettari, sette etichette, 30.000 bottiglie annue, in regime di viticoltura convenzionale, ma le scelte agronomiche di Stefano Salvetti sono tutte volte al rispetto della natura. “è difficile il biologico nelle zone dei vigneti bassi, dove c’è molta umidità… Non tutti i terreni e le esposizioni sono adatti alla viticoltura biologica: bisogna adattarsi alla vocazione della zona. E poi è meglio fare cinquanta passaggi col trattore per spargere il rame o due soli trattamenti mirati?" Da poco l’azienda, nelle zone più difficili da raggiungere, sta usando un macchinario che sfalcia, secca l’erba e la restituisce al terreno e da sempre le concimazioni sono tutte naturali. Peraltro i loro vini hanno percentuali bassissime di solforosa.

Dalla collina di Sarticola ci spostiamo in pianura, nella cantina di Isola di Ortonovo. è collocata nei fondi di una bella costruzione rurale, sapientemente restaurata, ma che conserva l’aspetto e il fascino di una casa contadina. E qui, durante la degustazione, le scelte enologiche dell'azienda sono l’occasione per importanti riflessioni.



GLI ASSAGGI

Stefano spilla dalla vasca il Vermentino Colli di Luni Doc "Augusto" 2018 – Le note di fermentazione, il vegetale in primis e il fruttato, dominano le sensazioni olfattive e in bocca ha chiusura amaricante; deve ancora ammorbidirsi, ma già si delinea una bella tensione gustativa. è vinificato in bianco a temperatura controllata, in acciaio, senza macerazione.

Poi è la volta di un’altra prova di vasca, il Vermentino Colli di Luni Doc "Villa Linda" 2018 – è vinificato in bianco, con una leggera macerazione di 36 ore e tre rimontaggi della massa. Pressatura soffice delle bucce. A fine macerazione, aggiunta del macerato nel mosto fiore. Per la fermentazione inoculo di lieviti selezionati. Stefano non demonizza questo tipo di lieviti:” Non utilizzandoli, si hanno vini con meno identità. Tutto dipende da quali lieviti vengono usati; bisogna utilizzare un lievito neutro… Certo, se aggiungiamo il Tiol, avremo un vermentino con i sentori di un sauvignon! E poi, a seconda dell’annata, in vigna c’è maggiore o minore presenza di lieviti spontanei”. Assaggiamo. Ancora note vegetali e frutto in evidenza, ma il vino ha più corpo, più volume del precedente 2018.

Adesso passiamo all’apertura di una bottiglia di Vermentino Colli di Luni Doc "Villa Linda" 2017 - 13.5% vol - Giallo paglierino lucente, olfatto floreale che si sposta verso la frutta bianca e note di erbe aromatiche, salmastre e pietrose. Ingresso pieno, attraversato da una tensione fresco-sapida che accompagna il sorso in perfetto equilibrio con la componente alcolica; finale lungo, tagliente e leggermente amaricante che invoglia a riassaggiarlo. “In alcune annate” ci spiega Stefano Salvetti “per la fermentazione del "Villa Linda" (che prende il nome dalla figlia) sono stati usati lieviti indigeni da pied de cuve”.

È la volta del Vino bianco "Solarancio" 2017 - 13.5% vol - La produzione del "Solarancio" avviene nell’areale della Doc, ma per qualche anno è stato volutamente etichettato come "Vino bianco" per testarne l'appeal sui potenziali clienti. Ebbene, il consumatore italiano apprezza questo vermentino in purezza comunque sia denominato, ma il mercato estero resta maggiormente attratto dalla dicitura Doc, così il prossimo anno sarà nuovamente commercializzato come Vermentino Superiore Colli di Luni Doc. Vinificato con lieviti selezionati e una macerazione sulle bucce per 48 ore, è di colore paglierino con riflessi dorati. Macchia mediterranea, fiori di acacia, mela renetta e sbuffi minerali caratterizzano l’olfatto. In bocca entra con discrezione, denso ed equilibrato nel gioco freschezza-alcolicità, per poi distendersi dinamico con nerbo sapido appagante e di lunga durata.

Degustiamo ora il Bianco Liguria di Levante I.G.T. "Vigna delle Rose" 2017 – 14,5% vol (vermentino, trebbiano, malvasia, ansonica) - Vinificazione con lieviti indigeni da pied de cuve, macerazione sulle bucce per otto giorni, fermentazione di 90 giorni. La lunga fermentazione ha sviluppato sentori diversi da quelli che possiamo percepire in un vino di pianura, da cui provengono le uve di questo vino, e la potatura verde e il diradamento dei grappoli ha determinato una forte incremento di estratto.  Ha un colore paglierino con riflessi dorati. Naso aromatico di erbe officinali, floreale fresco, note balsamiche. Al palato è bilanciato e suadente, ma al tempo stesso percorso da una graffiante sapidità.

Chiudiamo la degustazione dei bianchi con il Vermentino Colli di Luni Doc "L’aura di Sarticola" 2017 - 14% vol - Dopo 15 giorni di macerazione e fermentazione (con lieviti indigeni), viene tolto il mosto fiore, messo in una botte da 5 hl per 1 anno e assemblato l’anno successivo col vino nuovo.  In questo caso l’80% è il vino del 2016 che ha riposato 12 mesi in fusti di rovere e il 20% è il vino di annata, che apporta l’acidità persa con la malolattica. Ha un bel giallo paglierino intenso e luminoso. Profuma di pesca bianca, albicocca, con sentori di timo, salvia, finocchietto selvatico e zafferano, resina di pino, eucaliptus. Si percepiscono note iodate. L’assaggio come sempre è equilibrato, pieno, avvolgente, ma vivacizzato da una vibrante scia fresco-sapida.

È il momento dei rossi.

Il Rosso Colli di Luni Doc "Saltamasso" 2016 - 13.5% vol (sangiovese, merlot, massaretta, canaiolo) è ottenuto da una macerazione sulle bucce con lieviti autoctoni e due rimontaggi al giorno per 17 giorni. Il 15% è vinificato in acciaio, la restante parte viene messa in barrique per 6 mesi e quindi avviene l’assemblaggio. All’assaggio il blend di uve ha trama tannica vivace, una buona spinta calorica ben equilibrata dall’acidità e gradevole sapidità.

Il Rosso Colli di Luni Doc "La Merla del Becco" 2016 - 13.5% vol (canaiolo 90%, colorino e altri autoctoni) è ottenuto da vigne con più di mezzo secolo di età, con una resa di soli 40 quintali, più o meno un chilo d’uva a pianta. Ha fatto una macerazione di 15 giorni sulle bucce di grappoli ben maturi, l’affinamento è in legno per 6 mesi e 6 mesi in bottiglia. “La Merla è un gioco…” ci dice Stefano, ricordandoci la limitata produzione di bottiglie.” Ho provato a farla col legno e senza legno, in purezza o in uvaggio. L’ho assemblata col sangiovese, col merlot, poi l’ho vinificata col colorino per compensare la mancanza di colore vivo…” Ha un colore rubino con riflessi porpora. L’impatto olfattivo è intenso: netti sentori di fiori rossi dai profumi generosi, ciclamino e magnolia rossa, e poi ciliegia e lampone ben maturi. Lievi le sfumature speziate di cannella. Quindi si fa spazio una nota iodata, quasi salmastra. La bocca è polposa, ma fresca. Il tannino è presente, ma amalgamato in una struttura solida dalla beva snella, priva di qualsiasi pesantezza.

“Garbati e decisi... come i loro vini!” Così Marco Rezzano ha definito Stefano Salvetti e Laura Angelini al termine di questa entusiasmante visita-studio.

Ed è vero. Così come nei vini l’incipit discreto, delicato, dei profumi in bocca si fa vibrante e sferzante sapidità, l’eloquio gentile, i gesti misurati, la gentilezza dei modi vanno di pari passo con la determinazione di questi due vignaioli a produrre un vino che sia la fotografia di un territorio. E questa ricerca non si ferma mai. Macerazioni prefermentative, maturazioni sur lie, chiarifiche con enzimi naturali, nessuna filtrazione, poca solforosa, uso del legno piccolo, dell’acciaio… In cantina, in un angolo, c’è un’anfora che attende la nuova impresa di Stefano: dimostrare che un vino macerato 5 mesi là dentro con tante tante bucce e la sola aggiunta di un po’ di fecce nobili possa avere un colore diverso da quello di un orange wine


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