ANTONELLO MAIETTA: PASSIONE PER L'APPASSIMENTO

AIS LA SPEZIA

Colli di Luni, 5 Terre, Colline di Levanto. Tre Doc che esprimono l'unicità del nostro territorio, tra mare e collina.

venerdì 15 febbraio

Anna Albertosi

E’ stata davvero straordinaria la prima degustazione del 2019 svoltasi nella nostra Delegazione della Spezia e capitanata dal Presidente Nazionale dell’AIS in persona, Antonello Maietta.

Una selezione di bottiglie eccezionali, quasi introvabili, scelte con molta cura da Antonello, e proprio lui a farci da guida verso la conoscenza di vini tanto preziosi e affascinanti: tutto questo ci ha reso ancora più consapevoli della fortunata esperienza che stavamo vivendo.

Brillante, caloroso ed empatico com’è nel suo stile, Antonello introduce la serata raccontandoci del suo primo approccio a un passito prodotto in famiglia quando era bambino.

Quale prologo del tema sull’appassimento viene proiettata una slide contenente poche righe del XXV Canto del Purgatorio di Dante Alighieri, dove Stazio spiega a Dante, tramite una metafora, come la vita racchiuda in sé due potenze, una materiale e una spirituale. Così è il vino, prodotto dall’umor della vite (mosto) e dal calore del sole (elemento immateriale).

                         “... Guarda ‘calor del sol

                          che si fa vino

                          Giunto all’umor

                          che dalla vite cola...”

Una “copertina“ di tale spessore ha messo in risalto l’estrema cultura e competenza del nostro relatore che, con il suo linguaggio chiaro e accattivante, conquista subito la platea.

Ad arricchire il nostro vocabolario enologico Antonello inserisce due definizioni che chiariscono meglio il concetto di Appassimento Naturale e Artificiale:

ON-vine e OFF-vine

Con il primo termine si intende l’appassimento ottenuto da uve lasciate surmaturare sulla vite, dove il grappolo non viene reciso.

Il secondo termine si riferisce invece ad uve staccate della pianta, dove il grappolo viene reciso e l’appassimento viene svolto altrove, in cassette, sui graticci (come per lo Sciacchetrà), appese all’interno (zona del Soave) o all’esterno (regioni del Sud). Anche in questi casi l'appassimento può considerarsi raggiunto con metodi naturali.

Solo quando avviene immissione di aria calda sui graticci si parla di appassimento artificiale.

 

Dopo la Letteratura e l’Enologia è la volta della Storia.

Antonello fa un breve “excursus storico” dei vini passiti evidenziandone la tradizione millenaria. Partiamo dalla Commandaria, la “manna cipriota” che viene prodotta ancora oggi a Cipro, per passare alle citazioni tecniche sulla produzione di passiti lasciate da Plinio il Vecchio nel I° sec. D.C., fino ad arrivare alla storia dell’emblematico Amarone e alle sue date fondamentali:

1936   Adelino Lucchese gli dà il nome Amarone

1942   compare per la prima volta il nome Amarone in etichetta

1969   nasce il primo Disciplinare

1990   il Disciplinare distingue il Recioto dall’Amarone

 

Le parole di Antonello arrivano dirette e coinvolgono l’attenzione di tutti i presenti.

Sappiamo che avremo nei bicchieri 6 tipologie di passiti rossi secchi ottenuti da 6 differenti vitigni autoctoni, provenienti da regioni diverse.

L’atmosfera in sala è delle più calde... e non abbiamo ancora degustato i vini!

Viene versato il primo vino. La bottiglia è fasciata e così tutte le altre. Sarà una degustazione alla cieca.

Accogliamo con entusiasmo la simpatica sorpresa e scopriamo insieme, come in una sorta di indovinello, sia il vitigno sia la regione di appartenenza.

Dopo le prime esitanti risposte tutti partecipiamo cercando di trovare nel colore, nei profumi e nel gusto di ogni vino qualche peculiare caratteristica che ci consenta di inquadrare sia il vitigno sia la regione.

La serata è davvero molto vivace e stuzzicante. Un colpo da maestro del nostro Presidente che ci fa sentire ancora più coinvolti e appassionati!



VINI IN DEGUSTAZIONE

- “San Domenico” 2012 Sforzato di Valtellina DOCG Triacca Tenuta La Gatta 15° (Nebbiolo 100%)

Granato pieno con bordo che vira verso l’aranciato. Trasparente. Naso ampio, speziato con nota di rabarbaro, poi frutti rossi maturi, violetta appassita e rosa. Tannino deciso ma non invadente, già levigato, che dà piacevolezza ed eleganza al sorso, mitigando la morbidezza e la componente alcolica. Corposo, asciutto, austero.

Non ha cedimenti, è un Nebbiolo che potrà andare ancora avanti. Naso bellissimo e sorso appagante.

- “Gran Masetto” 2011 Vigneti delle Dolomiti IGT Azienda Endrizzi 15,5° (Teroldego Rotaliano 100%)

Colore granato intenso con riflessi ancora purpurei. Naso fruttato esuberante di vignola, mora di rovo, speziatura dolce di vaniglia e floreale di peonia. Si aggiungono note di liquirizia e terra umida. Il tannino è percepibile ma subito si sente l’avvolgenza (residuo zuccherino) e l’alcool. Potente, rotondo ed elegante. C’è struttura, freschezza, equilibrio e lunghissima persistenza.

- “Lamarein” 2015 Vino rosso da uve stramature Josephus Mayr Maso Unterganzner 15,5° (Lagrein 100%)

Rosso rubino fitto e bordo ancora smagliante tendente al viola. Naso un po’ reticente. Poi esce garbato con note di inchiostro, frutta, speziatura di cannella, floreale di lavanda che si intreccia a sentori di cuoio e cioccolato amaro. In bocca ha una bella beva, il sorso è spigliato. È caldo, corposo, di lunga persistenza e tannini marcati.

- “Graticciaia” 2011 Salento Rosso IGT Agricole Vallone 14,5°  (Negroamaro 100%)

Vino non filtrato. Si presenta di un bel granato pieno. Il naso è attraente, complesso ed etereo: subito esce un po’ il selvatico di cuoio, nota animale, poi si apre su un bel fruttato di prugna selvatica, arancia sanguinella e continua con nuance resinose e di macchia mediterranea. Si sente la presenza del mare e si fa spazio un sentore di salamoia, acciughe sotto sale. In bocca è morbido, poco tannico ma svetta la sapidità! Siamo sul mare di Puglia! Si percepisce un’evoluzione molto gradevole che si esprime con eleganza.

- Lacrima di Morro d’Alba Superiore DOC 2016 del Pozzo Buono Vicari 15,5° (Lacrima di Morro 100 %)

Colore bellissimo, rubino molto intenso con riflessi purpurei. Naso riconoscibile e riconducibile al vitigno per quella evidente nota floreale di rosa rossa, poi amarena candita, sciroppo di mirtillo, succo di lampone. Il sorso è asciutto, vellutato e sapido. Di buona struttura e abbastanza lungo. La sua esuberanza è soprattutto visiva e olfattiva. Ha una beva rinfrescante che sottomette alcool e tannino.

- “La Mandorla” Barbera d’Asti Superiore DOCG 2014 “Edizione La Grisa” Luigi Spertino 16° (Barbera 100%)

Colore rubino vivo che ci trasmette freschezza e acidità. Naso ricco e articolato su toni di frutta matura, confettura di ciliegia, susina; speziatura garbata e sottili note balsamiche avvolte da freschezza minerale e intrecciate da fiori di violetta appassita. Sorso potente, sontuoso di grande morbidezza accompagnato da un tannino vivo, che viene mascherato dalla forte acidità. Chiusura balsamica. Vino frutto di una grande annata, l’unica, che lo vede in produzione con 2500 bottiglie.

 

DULCIS IN FUNDO…

A questo punto il Presidente ci sorprende con un’altra bottiglia, non in programma, e questa volta è lui, il grande Amarone!

“Bosan” Amarone della Valpolicella Classico Riserva DOC 2006 Gerardo Cesari 15,5° (Corvina Veronese 80% Rondinella 20%)

Colore granato pieno e compatto con appena una sfumatura aranciata. Il naso ha una matrice ricca, spaziando dal fruttato di marasca e prugna in confettura, note di liquirizia e cioccolato, per poi aprirsi su una elegante speziatura di cannella, rabarbaro, chiodo di garofano. In bocca è potente, di grande struttura. È aristocratico, etereo, si allunga su note terziarie di tartufo nero, fungo e sottobosco. Ha una piacevolezza di beva infinita.

Dopo questa ultima “chicca” la serata si è conclusa con un lunghissimo... meritatissimo... APPLAUSO al NOSTRO PRESIDENTE!

Come tutte le cose belle, non poteva durare più a lungo.

Abbiamo però la speranza di un’edizione bis, dal momento che, come ci ha detto Antonello, l’argomento “appassimento” meriterebbe ancora altri approfondimenti.

Non ci resta che ringraziarlo... e attenderlo.


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