IL VINO DI MARSALA

AIS LA SPEZIA

Colli di Luni, 5 Terre, Colline di Levanto. Tre Doc che esprimono l'unicità del nostro territorio, tra mare e collina.

lunedì 27 maggio

Federica Calzolari

Serata memorabile quella del 9 maggio, in cui la figlia di Marco De Bartoli, Giuseppina, più nota come Gipi, ha raccontato il legame con il padre scomparso, attraverso la storia, l’assaggio e la condivisione di una scelta controcorrente: il vino Marsala delle origini.

De Bartoli era stato un grande appassionato di auto e un pilota di buon successo. Quando nel 1979 subisce due infortuni, decide di dedicarsi appieno all’attività vitivinicola nel Baglio Samperi, a Marsala, dove aveva ripristinato una masseria, le cantine storiche e la tenuta ereditati dalla nonna nel ‘78. Laureato in agronomia, prima di allora aveva lavorato come tecnico nell’azienda di famiglia della madre, ma ora, avendo l’opportunità di affermare la propria filosofia produttiva, sceglie di rinunciare al Marsala degli Inglesi per ritornare al “vino di Marsala”, senza aggiunta di alcol.

Fu un gesto decisamente “trasgressivo”, così come l’utilizzo del solo vitigno grillo (anziché l’uvaggio tradizionale) ed un drastico diradamento dei grappoli in vigna per dare struttura e almeno 15° di alcol al vino di annata con cui ringiovanire il vino che riposava in botti scolme. Un salto nel passato: valorizzare un vitigno antico proprio mentre veniva espiantato a vantaggio del trebbiano, del grecanico o dello chardonnay per vini di facile mercato e di un vitigno vigoroso e produttivo come il catarratto per il Marsala. Anche la produzione si rifaceva al metodo prebritannico: vino ossidato col metodo perpetuo, una sorta di rabbocco continuo in cui la botte e il tempo hanno un concorso simbiotico nella determinazione delle caratteristiche organolettiche di questo oro liquido.

E questa “rivoluzione” culturale avveniva in un contesto di grande sofferenza viticola: la Sicilia svilita e banalizzata della produzione di quantità o di vini vigorosi da taglio, del Marsala industrializzato o con l’aggiunta di uovo o aromatizzato. E Marco De Bartoli, solo contro tutti, a combattere la sua battaglia di orgoglio e di identità, eroico vigneron che coltivava e produceva mentre le cantine compravano l’uva dalle cooperative. “Nel 1980 ho accelerato il primo imbottigliamento del vino che in onore della contrada ho chiamato Vecchio Samperi. L’ho presentato come vino di Marsala e non vino Marsala. Un impegno a combattere il declino dell’immagine di questo glorioso prodotto.” dirà ad Attilio Vinci nella biografia scritta per Veronelli. Il Vecchio Samperi infatti non ha diritto alla denominazione Marsala Doc perché non è addizionato di alcol…

” Mi sento, purtroppo, oltre la Doc… Il mio Vecchio Samperi va oltre. Il disciplinare non mi poteva aiutare, però non l’ho scavalcato per capriccio, ma solo per fare più qualità. E tutti sanno che ho anche pagato il mio prezzo, le traversie giudiziarie da cui sono stato assolto...” affermava. “Il professor Attilio Scienza ha ragione. Sono d’accordo con lui che il Marsala è morto… sotto il profilo produttivo. Viene fatto male, il contributo dell’alcol è troppo alto rispetto alla base alcolica ottenuta dall’uva. I tempi di invecchiamento bassi non vanno bene. L’ossatura non c’è… Il mio pensiero è Doc, ma la Doc non mi può impedire di concepire un invecchiamento più lungo di cui il Marsala ha bisogno” (pubblicato su cronachedigusto.it).

Era un uomo fiero Marco. E la sua inflessibilità verso chi aveva fatto cadere questo grande vino italiano nel baratro si scontrò contro gli interessi dei mediocri. Proprio quando era presidente dell’Istituto Regionale Vite e Vino (1993-1997), carica che ricoprì con abnegazione, nel puro intento di rivalutare i vitigni autoctoni e i vini di Sicilia, tra cui il Marsala quale vanto isolano, nel 1995 venne accusato di sofisticazione. La commercializzazione fu bloccata, ma la produzione non ne ebbe danno.  Seppur deluso e amareggiato, constatò come la meraviglia dei suoi nettari apprezzati a livello nazionale e internazionale non venisse offuscata dalle infamie, così come la sua immagine di uomo integro, onesto e determinato a realizzare un sogno. Cinque anni dopo verrà completamente scagionato. Tutto questo non ce lo dice Giuseppina; è storia nota…

La fierezza dei De Bartoli traspare anche quando parla Gipi, che insieme ai fratelli Renato e Sebastiano porta avanti con coerenza la scelta del padre. Lo fa con disinvoltura, senza ostentare l’autorevolezza raggiunta dall’azienda e l’ammirazione che suscita nel mondo del vino. Transita inconsapevolmente emozione ed energia nella platea, che vibra e freme nella totale approvazione. E quando le viene chiesto perché non combattere per inserire nel disciplinare due tipologie di Marsala, una col metodo antico, l’altra con l’alcolizzazione, risponde: “La nostra lotta è nella ricerca e nella pratica della qualità, partendo dalla vigna. Bisogna produrre un vino base con alto grado alcolico e fortificare poco. Ancora ora ci sono alcolizzazioni di sei o sette gradi perché il titolo alcolometrico del vino è basso. E poi ci vuole un lungo invecchiamento: nei nostri Marsala l’acidità accresce col tempo… Danno il meglio di sé dopo dieci anni… Stiamo dentro la Doc, ma li produciamo secondo il nostro credo…”

Quindi, in qualche modo, i De Bartoli “modificano” il disciplinare dal di dentro, ma il fondatore, all’insegna del motto L'originalità consiste nel tornare alle origini” (Gaudì) che ora campeggia nel sito aziendale, si era speso fortemente per convincere i produttori consorziati a credere in loro stessi, con quella voglia irruenta di affermare il metodo e il tempo originari (Marco mai approverà la versione Fine del Marsala). Il Vecchio Samperi è infatti il vino perpetuo delle famiglie contadine di Marsala, nutrimento durante il lavoro dei campi e patrimonio prezioso che passava in dote al novello sposo con l’impegno e la responsabilità di conservarlo e perpetuarlo nel tempo. Lo assaggeremo tra poco…



Terre siciliane IGT- Grappoli del Grillo 2014 - Grillo 100% - 12°- Marco nel ’91, primo in Sicilia, lo vinifica come vino da tavola, senza ossidazione, mentre gli altri produttori lo estirpavano per le sue basse rese o, comunque, lo utilizzavano in uvaggio per il Marsala: pressatura soffice, decantazione a freddo per 48 ore, fermentazione con lieviti indigeni a temperatura controllata in acciaio e poi in fusti di rovere, poi 12 mesi in tonneau di rovere francese con affinamento sui lieviti. 

Paglierino intenso, luminoso. Al naso mela golden e scorza di pompelmo, poi tostatura, note affumicate e sentori di iodio. In bocca ha struttura ed è percorso da una vibrante acidità che gli assicurerà lunga vita.  Salato, saporito. Figlio del terreno calcareo, del vento di mare e del lavoro su vigne di oltre vent’anni.

E’ arrivato il momento del Vecchio Samperi Vino Perpetuo, finalmente! “Una volta ereditato il baglio, papà volle recuperare i millesimi del passato. Così si imbatté in un vino naturale vecchio stile marsalese, prima che gli Inglesi lo alcolizzassero per il trasporto e aggiungessero mosto per addomesticarlo. Quel vino oggi si chiama Vecchio Samperi.” spiega Gipi. Grillo 100% - 18°; da grappoli in vendemmia tardiva per accumulare zucchero e garantire 17 gradi di alcol, fermentazione con lieviti indigeni in fusti di rovere e castagno a temperatura ambiente (dove già comincia l’ossidazione), invecchiamento di almeno 20 anni tramite l’antico metodo perpetuo (o Soleras) del rabbocco delle botti poste nello strato più alto con il 5% di vino fresco. 

Cristallino, ha il naturale colore ambrato che dà il tempo. Intrigante l’olfatto, di grande complessità. Sentori aromatici di resina di pino e sandalo ed evolutivi di tabacco da pipa e spezie dolci si amalgamano a note di frutta secca, di miele di castagno e ai richiami balsamici di menta ed eucalipto, iodati di salsedine e minerali di pietra. Secco, il sorso ha potenza e struttura, densità e setosità; si allunga in profondità con veemenza e acidità sorprendente in un finale intenso, lunghissimo e seducente.

Vigna la Miccia Marsala Superiore Oro doc - Riserva 5 anni - Semisecco - Grillo 100% - 18.5°  “Nel 1987, spinto dalla volontà di produrre un Marsala “vero”, districandosi tra le tante tipologie ammesse dal disciplinare, alla ricerca di un vino territoriale, di eccellenza, non un vino per cucinare, papà decide di puntare solo sulla tipologia “Oro”. Nel 95% dei casi si produce l’“Ambra”, addizionando di alcol e di una concia di mosto cotto o mosto concentrato un vino base di 8°. L’“Oro” è il Marsala più naturale possibile, con l’aggiunta di alcol e di mistella, che dà amabilità; noi aggiungiamo solo 1 grado.” continua orgogliosamente Gipi. Il Vigna la Miccia è una versione moderna di Oro, grazie ad una fermentazione (con lieviti indigeni) a freddo in acciaio. Inoltre l’affinamento di 5 anni, in realtà 7, in fusti di rovere francese sempre colme, avviene in freschi sotterranei per preservarlo dall’ossidazione.

Giallo ambrato brillante. Il ventaglio olfattivo è elegante e ampio. Si dispone su toni fruttati di noce e mandorla secche, tostati di caffè in grani e caramello, quindi si arricchisce di immancabili sentori iodati e balsamici, di mirto e origano. Palato pieno ed avvolgente, caldo: l’alcol è integrato, mascherato da un estratto secco importante. Rigoroso, aristocratico, intarsiato di vivace freschezza e sapidità. Persistente.

Vigna la Miccia Marsala Superiore Oro doc - Riserva 10 anni (14 in realtà) - Semisecco - Grillo 100% - 18.5° 

Ambrato brillante. Lo spettro olfattivo è un effluvio inebriante di nuances che spaziano dalle erbe aromatiche in appassimento alla frutta disidratata, datteri e uva sultanina, alle nocciole tostate, alle spezie d’Oriente, al panettone, integrate con sentori di tè nero, miele di castagno, caramello, tabacco biondo. L’ingresso è caldo e suadente, poi il sorso si fa profondo, asciutto, fresco, salato, lievemente tannico, equilibrato, con gli aromi in retrogusto che appagano e invogliano al riassaggio.

Marsala Superiore Oro Doc Riserva 1987- Semisecco - Grillo 100% - 19°- “E’ un Marsala millesimato: il 1987 è l’anno di fortificazione del Vecchio Samperi, la base di questo vino. Papà poi mise le singole botti in invecchiamento statico nei sotterranei del baglio al riparo da ulteriori ossidazioni. In questi magazzini sostano anche le riserve acquistate negli anni ’80, quando nessuno più voleva produrre seriamente il Marsala. Ce ne sono di emozionanti,  del 1861, segno evidente che una volta si rispettava la qualità per avere in cambio un vino eterno.”

Ambrato lucente. Variegato l’olfatto: fichi secchi, albicocca disidratata, scorze di agrumi canditi si fondono a miele di castagno, noce moscata, anice e a note boisè. L’assaggio è elegante e sinuoso, un velluto, ben bilanciato da una vivace freschezza. Lunghissimo.

Marsala Vergine Riserva 1988 - Marsala Vergine Riserva DOC - imbottigliamento 2019- grillo 100% - 19°-

Il Vergine o Solera è considerato il top della gamma dei Marsala, che si addiziona di solo alcol e deve invecchiare almeno 5 anni. Marco De Bartoli nel 1988 volle provare a produrre questo vino, ma non lo commercializzò mai: secondo lui il vero Marsala Vergine era il Vecchio Samperi. La decisione di uscire sul mercato è stata presa dai figli tre anni fa e non verrà mai più prodotto. Un’occasione unica degustarlo! Fermentato in fusti di rovere e castagno a temperatura ambiente; fortificato nel 1988 con acquavite ottenuta dalle uve stesse; affinato oltre 30 anni in fusti di castagno e rovere.

Il naso è un’esplosione di sentori che si espandono e si stratificano. E’ un vino ossidativo sì, ma di smagliante freschezza. L’assaggio è un’esperienza travolgente, di quelle che rimangono nella memoria. La platea dei fortunati potrà dire con giusta ragione: ”Io c’ero!”. Il sorso è attraversato da una vena “marina” di salsedine e iodio che lo traina in senso longitudinale. Preciso, austero, ma pieno, voluttuoso, dalla persistenza infinita. Un capolavoro.

Serata davvero memorabile quella del 9 maggio …

E poi… attraverso gli imperscrutabili canali dell’emozione, le suggestioni evocate dalle parole di Giuseppina hanno toccato la sensibilità di chi l’ascoltava: la passione, l’integrità, la resistenza, la tradizione, lo sguardo al passato per rinnovare il futuro…


CONTENUTI CORRELATI

Il tris de Lo Triolet

Ais
La Spezia

Domenica
Marzo

Degustazione on-line: "Grand-Père" di Bio Vio

Ais
La Spezia

Sabato
Febbraio

Una sera a cena, con abbinamento cibo-vino

Ais
La Spezia

Lunedì
Marzo

Birre tedesche alla Spezia!

Ais
La Spezia

Lunedì
Febbraio