Sciacchetrà: il vino passito dei viticoltori eroici delle Cinque Terre

AIS

La vitivinicoltura ligure, influenzata dal mare e dal meraviglioso paesaggio che racchiude molteplici eccellenze

lunedì 18 ottobre

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Quello che D’Annunzio cita come «quel fiero Sciacchetrà che si pigia nelle cinque pampinose terre» è un vino passito la cui produzione è concentrata lungo la riviera ligure tra Levanto e La Spezia, scendendo a terrazzamenti verso il mare.

Il territorio di coltivazione di questo vino DOC si estende in un territorio di poco più di 4000 ettari di costa aspra e montuosa, nei cian (terrazzi di terreno sostenuti dai muretti a secco) delle Cinque Terre, sui quali da sempre si coltivano la vite e gli oliveti.
 

La storia dello Sciacchetrà

Le origini del nome dello Sciacchetrà risultano incerte. Alcuni affermano che deriva dal greco "shekar" termine che indicava le bevande fermentate, altri invece sostengono derivi dal dialetto "sciac e trai", che significa schiaccia e lascia lì.

La sua tecnica di appassimento è stata introdotta da esuli greci, verso l'ottavo secolo a.C., che giunsero a Riomaggiore, una località delle famose Cinque Terre. Senza badare a tutti questi riferimenti classici, gli abitanti dei cinque borghi lo chiamavano "refusà", ossia rinforzato per definirne la tecnica di appassimento.

La tradizione narra che alla nascita di un bambino si era soliti preparare un corredo di fiaschi di questo vino da regalargli in dono. Una cosa è certa, questo pregiato vino nel corso degli anni è divenuto l'emblema per eccellenza delle Cinque Terre.
 

Sciacchetrà è un Presidio Slow Food

Lo Sciacchetrà è uno dei prodotti liguri più tipici: il vino passito dolce che nasce tra le scogliere e le insenature delle Cinque Terre, luogo simbolo della regione e Patrimonio Unesco dell'Umanità.

Oltre a vantare una storia millenaria e ad essere apprezzato in tutto il mondo, nel 1973 ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata e negli ultimi anni è stato anche riconosciuto come presidio Slow Food. Insomma una vera tipicità da proteggere e conservare negli anni a venire.



La coltivazione e la produzione dello Sciacchetrà

Per la produzione dello Sciacchetrà si usano uve appassite in inverno di Albarola, Bosco e Vermentino, coltivate in viti basse a causa dei frequenti venti e in terrazzamenti di bosco tipici delle zone collinari e montuose.

Questi territori hanno una coltura molto particolare, tanto che diversi agricoltori possono raggiungere i vigneti solo grazie a un trenino a cremagliera, con rotaie a base dentata per affrontare meglio le pendenze. Proprio per queste difficoltà nella produzione, qualcuno li definisce dei veri e propri viticoltori eroici.

Per la sua lavorazione vengono utilizzate uve di Bosco al 60%, Albarola e Vermentino al massimo 40%, che possono essere impiegati da soli o congiuntamente.

Una volta appassite su appositi graticci all’ombra e ventilate per almeno due mesi, le uve vengono diraspate, pigiate e separate dalle bucce. Da questo procedimento, si ottiene al massimo il 30-35% di vino grazie all’uva. La lavorazione è molto impegnativa e giustifica dunque il costo elevato delle sue bottiglie.
 

Sciacchetrà: i migliori abbinamenti

Lo Sciacchetrà trattandosi di un passito, ha un tipico sapore dolce e piacevole. Le caratteristiche di questo vino solo il colore giallo, il profumo corposo con sentori di mela, ananas, albicocca e anice.

Un'accuratezza importante è servirlo ad una temperatura di 14° C in bicchieri piccoli a tulipano con stelo alto. Per mantenere intatte le proprie qualità, lo Sciacchetrà deve essere conservato in posizione coricata negli scomparti più alti della cantina, con temperatura costante tra i 10° e i 14° C.

È solitamente utilizzato come vino di accompagnamento per vari tipi di dessert a fine pasto, in particolare quelli della tradizione locale come il pandolce genovese, la spongata di Sarzana.

Ideale anche con dolci come il panforte senese, il torcolo perugino e il pan di spezie di Reims. Si presenta come un buon vino in abbinamento anche a formaggi stagionati e piccanti ma è ottimo anche da solo come vino da meditazione, soprattutto se ha subìto un invecchiamento di oltre 5 anni.

Ricordati sempre che è un passito nobile per la sua storia e da consumare nelle grandi occasioni. Buona degustazione!


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