Enologia: cosa vuol dire, quali sono le sue origini e caratteristiche

AIS

La vitivinicoltura ligure, influenzata dal mare e dal meraviglioso paesaggio che racchiude molteplici eccellenze

giovedì 2 settembre

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Ti sei mai chiesto che cosa significa il termine enologia? Hai mai provato curiosità e voglia di conoscere di più su questo mondo affascinante che nasconde tante curiosità e tanta passione unita alla tradizione?

Sei nel posto giusto perché che tu sia un cultore del vino o che tu ti ci stia approcciando in questo periodo, noi sapremo rispondere ai tuoi dubbi e farti sapere di più sul fantastico universo dell’enologia!
 

Enologia: cos’è?

Secondo l’illustre Treccani, l’enologia è la “Tecnica di produzione del vino e relativa industria; più in partic., la disciplina che studia la preparazione e conservazione dei vini, il modo di correggerne i difetti e sim”.

L’enologia è quindi una scienza che si occupa di approfondire la trasformazione dell’uva in vino dal punto di vista chimico e microbiologico, ma anche dal punto di vista produttivo e delle tecniche che vengono usate per portare a compimento il processo.

Il termine enologia deriva dal greco, e si riferisce proprio allo studio del vino e della sua produzione. Ovvero ci si focalizza sullo studio dei procedimenti che avvengono da quando l’uva è matura a quando avviene l’imbottigliamento e la messa in commercio del prodotto finito.

Grazie all’enologia possiamo scoprire di più sui vitigni, sulla vinificazione, la conservazione, l’affinamento e anche sulla degustazione dei vini. Si tratta quindi di una disciplina completa che va ad approfondire una tematica complessa e affascinante come quella del vino.

Con l’enologia è quindi possibile studiare e saperne di più su un mondo ricco di tradizione e conoscenze antiche, che ha nel cuore la storia, ma non disdegna l’innovazione.
 

Enologia: storia

Le testimonianze che riguardano il vino e il mondo dell’enologia risalgono addirittura al 4000 a.C. e 3000 a.C. rispettivamente in Egitto e in Grecia. Ma le viti erano coltivate anche nella Magna Grecia attorno al 2000 a.C..

Infatti, si pensa che fin dal 2000 a.C. fossero utilizzati dei vasi vinari, testimoni del fatto che la lavorazione delle uve era già conosciuta in antichità.

Anche nella mitologia e nei testi sacri potrai trovare dei riferimenti all’enologia e al vino. In effetti, anche nella Bibbia si narra di Noè, il quale, in una delle sue prime occupazioni cominciò a piantare vigneti in modo tale da raccoglierne i frutti e farli fermentare per ottenere del vino, con il quale poi si ubriacò per festeggiare.



Sappiamo quindi con certezza che anche in tempi lontani il vino era un prodotto molto apprezzato e famoso.

Pensa, per esempio, al mitico Ulisse, il quale dopo aver vagabondato per 10 anni nelle zone del Mediterraneo, lontano da casa, fa ritorno alla sua dimora e deve dimostrare a tutti di essere effettivamente chi dice di essere.

Ulisse a quel punto decide di mostrare la ferita procuratagli da un cinghiale, poi ricorda che il padre gli aveva donato dei frutteti che comprendevano anche un grande vigneto con tante uve diverse che raggiungevano maturazione in differenti periodi dell’anno.

Con queste parole espresse da Ulisse, capiamo anche quanto fosse importante mescolare il prodotto di uve differentitra loro per ottenere un risultato finale considerato di grande qualità.

In antichità l’uva che era solitamente coltivata si chiamava Vitis Vinifera. Ne esistevano di diverse tipologie, e grazie al continuo incrocio tra queste, si diede vita a nuovi individui che si distinguevano per i loro caratteri interessanti. La vite fu poi trasportata in tutto il Mediterraneo, dopo che anche greci e fenici si accorsero della sua utilità.

Ma come si produceva il vino anticamente? La risposta ci viene fornita dai reperti archeologici, dalle pitture egiziane che raffigurano vasi greci o anche dai mosaici romani.

Ma sin dai tempi passati, il problema che affliggeva gli antichi era quello di riuscire ad ottenere una bevanda vinosa conservabilepiuttosto di ottenere un prodotto dal sapore acetoso.

Il risultato tanto auspicato si raggiungerà solamente nel corso della storia, con nuove tecniche per la produzione dei vini, per la sua conservazione e imbottigliamento.

In passato il succo d’uva veniva ottenuto tramite la tecnica del palmento che permetteva di separare il succo dalle bucce. Il palmento è una struttura in cui gli acini d’uva sono stesi e poi pestati con i piedi.

In questo modo venivano separati i succhi dalle bucce e le bucce da parte dei raspi. Il palmento disponeva poi di un foro sul suo fondo, attraverso il quale il succo e le bucce venivano travasate in contenitori dove poi avveniva la fermentazione.
 

Enologia: conoscenza e professionalità

Ti sei mai chiesto quale sia l’attività professionale che riguarda l’enologia? Che cosa fa un enologo in pratica? Niente paura, rispondiamo noi a tutti i tuoi quesiti!

L’enologo si occupa della produzione enologica in una cantina e grazie alle sue conoscenze, ma anche grazie alle sue capacità deve sapere come dirigere una vendemmia, infine gestire la vinificazione el’affinamento in modo tale da produrre un prodotto di grande qualità.

È possibile studiare enologia in Italia anche presso delle Università che offrono dei corsi specializzati. In 10 anni il settore è cresciuto del 50% e i percorsi di studio si stanno espandendo e moltiplicando sempre di più.

Secondo le statistiche di Almalaurea, sembra poi che l’83% di chi ha studiato enologia lavori a cinque anni dalla fine degli studi.

I corsi non sono solamente disponibili a livello universitario, ma esistono anche dei percorsi fatti appositamente e studiati per chi non ha molto tempo o vuole semplicemente approcciarsi al mondo del vino e alle particolarità dell’enologia.

Non è sempre semplice spiegare che cosa faccia un enologo. Egli è fondamentale perché ogni fase della lavorazione dell’uva sia svolta correttamente, ma anche perché si occupa di anticipare le tendenze del mercato e sapere quale prodotto creare per quali clienti in particolare.

L’enologo oltre ad avere delle competenze proprie del mondo vitivinicolo, ha anche competenze ampie in campo chimico e biochimico. Infatti, si tratta di un lavoro molto tecnico e preciso che si basa proprio sulla chimica.

Ma perché c’entra così tanto la chimica? Perché il vino deriva dall’uva, che deriva dalla natura e alla base di tutto ciò c’è proprio la scienza. La chimica, quindi, studia i legami che si uniscono oppure si spezzano per dar vita a nuove entità.

È per questo che è importante che l’enologo conosca la materia, solo così potrà gestire il suo complesso compito.

Infine, l’enologo può rappresentare la chiave del successo per ottenere un buon vino. Un enologo sa come far esaltare i sapori e le caratteristiche di uno specifico territorio.

Egli è capace di tradurre in vino le poesie e le tradizioni del territorio, tramutando ciò che è astratto in un prodotto finito e tangibile che può essere condiviso ed assaporato da tutti.

Un buon enologo deve anche essere una persona curiosa, sempre pronto ad esplorare il mondo del vino per conoscere di più sull’argomento e per capire le tendenze, magari anche anticipandole.


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