Barrique: cosa sono e da dove vengono?

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La vitivinicoltura ligure, influenzata dal mare e dal meraviglioso paesaggio che racchiude molteplici eccellenze

mercoledì 11 agosto

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Scopriamo insieme tutte le curiosità sulla barrique, una botte utilizzata per far fermentare i vini ed elevare i distillati.

Di seguito troverai diverse informazioni riguardo alla storia, le origini di questo particolare nome che deriva dal francese e tutto ciò che è utile sapere a riguardo.
 

Barrique: storia

La barrique è una botte che viene usata per elevare i distillati e far fermentare ed affinare i vini sia bianchi che rossi. Occasionalmente, è anche utilizzata per l’affinamento dei rosati da evoluzione.

La barrique può essere di varie tipologie. In effetti, la barrique bordolese ha una capacità di 225 litri, mentre la barrique borgognona ha una capacità di 228 litri, e, in Francia viene chiamata “pièce”.

Il legno francese di rovere viene da sempre ritenuto il più pregiato e raffinato per costruire queste botti. Le doghe che compongono la barrique sono imperfette. Ossia, i ceppi di legno vengono rotti tramite delle asce e non con delle seghe, questo comporta una minor precisione nel taglio che favorisce l’infiltrazione di una piccolissima quantità di ossigeno che entra a contatto poi con il vino contenuto nelle barrique.

È proprio grazie a questo contatto tra vino ed aria che avviene la polimerizzazione dei polifenoli, il che rende il vino più stabile di colore ma anche resistente all’ossidazione e generalmente più morbido.

È possibile utilizzare anche un legno di quercia proveniente dall’America. A differenza del francese, il legno di quercia americana ha il potere di donare al vino degli aromi particolarmente speziati e intensi.

Nel caso in cui si dovessero usare delle barrique di legno americano sarà il caso di fare particolare attenzione alla tecnica di affinamento, poiché è facile che in questi contesti venga sovrastato il gusto che possiede originariamente il vino.
 

Barrique: origini di questo nome

Barrique è un termine che deriva dal francese e indica una piccola botte in legno che ospita il vino.

Barrique è un sostantivo femminile della lingua francese. Originariamente, con questo termine si indicava un’unità di misura per liquidi, specialmente in Francia.

Questo termine ha fatto, ormai da lungo tempo, il suo ingresso anche nel linguaggio italiano per designare una botte.

Barrique ricorda l’espressione “barricato”, ed è proprio questa l’origine del termine che viene usato in italiano per indicare un vino che è stato fatto riposare nella barrique. Inoltre, i soldati francesi erano soliti usare le botti per difendersi dai nemici, da qui proviene quindi il termine “barricarsi”, inteso come schermarsi per salvarsi da una minaccia o da un avversario.

Le barrique, quindi, anche in contesti militari, risultavano essere molto utili per la loro funzionalità nel proteggere i soldati. Infatti, essi potevano costruire velocemente degli scudi protettivi che ne preservassero la vita.



Barrique: il materiale

Le barrique sono botti piccole, che, grazie alle loro dimensioni ridotte consentono al vino o alla grappa di ossigenarsi maggiormente e acquisire un gusto e un aroma più particolare. In sostanza, la barrique contribuisce in maniera sostanziale all’ottenimento di un prodotto finito che sia di qualità.

La stagionatura del legno è fondamentale per ottenere un fusto di buona qualità. La stagionatura del legno che servirà per la barrique ha luogo in spazi aperti dove la pioggia e il sole colpiscono la superficie del materiale. Non si tratta di un procedimento veloce, il legno dovrà rimanere all’aperto per un periodo che va dai 2 ai 4 anni.

In particolare, la pioggia aiuta a eliminare i tannini, dei composti che conferiscono al vino un sapore amaro. Stando all’aria aperta poi, si ha un beneficio dato dal fatto che i raggi UV a contatto con il legno danno origine alla liberazione dei radicali liberi che contribuiscono all’ossidazione del vino.

Durante il periodo di essicamento naturale, il legno subirà anche una maturazione chimico-fisica grazie ai raggi UV, che poi consentiranno una corretta evoluzione del vino nella fase di affinamento.

Prima di diventare una botte, questo legno viene trattato con un processo di tostatura. La tostatura del legno che andrà a costituire la barrique è una lavorazione che prevede il passaggio di una fiamma nella parte interna del legno.

La tostatura del legno può essere di diverse tipologie, a seconda del tempo a cui il legno è sottoposto al trattamento. Infatti, esiste una tostatura intensa, una media e una più leggera. In base alla differente tostatura, il legno influenzerà diversamente il vino che otterrà profumi e aromi.

Dopo aver tostato il legno, sarà il momento di procedere a costruire la botte vera e propria. Per ottenere la nostra barrique che conserverà il vino, bisognerà tagliare il rovere in tavole e usare dalle 25 alle 30 doghe, successivamente fissate con delle fasce di metallo dette “cerchiature”.

A seconda del vino che viene posto nelle barrique, esse dovranno essere costituite da materiale differente. È bene porre l’attenzione sul materiale, perché proprio da questo poi avremo un risultato finale piuttosto che un altro. Per non aggredire troppo il prodotto, si deve analizzare il tipo di legno che viene usato, in particolare la sua tostatura.

In legno è infatti parte integrante del vino, ma non deve creare troppe interferenze che possano contaminare il prodotto finito.

Il materiale con cui vengono realizzate le barrique è il rovere stagionato e tostato, che viene lavorato e trasformato in doghe che andranno poi a comporre la botte.

Non esiste però un solo tipo di legno di rovere, a seconda della sua provenienza e della sua porosità, sarà considerato compatto e pregiato oppure meno valido.

Il rovere francese è il materiale più usato per la costruzione delle barrique. Solitamente, grazie alla qualità molto rinomata delle regioni della Borgogna e dell’Aquitania, viene prelevato proprio dalle foreste di queste zone.

L’apporto del legno di rovere francese al vino è il potere di riuscire a conferire una nota vanigliata, un profumo aromatico e piacevole.

In Francia, nelle foreste che si trovano tra la Loira e il Massiccio Centrale, il rovere ha un legno con grana molto fine. Il che poi si ripercuote anche sul vino, molto delicato.
 

Barrique: i diversi tipi

La barrique può essere nuova e quindi mai usata, ciò determinerà un conferimento di aromi più intenso e vigoroso. Nei vini affinati in barrique di primo passaggio, sentiremo una sinfonia di aromi più pronunciata e presente.

Specialmente, si potranno percepire i sentori terziari più spessi rispetto che a quelli floreali o fruttati. Questo tipo di barrique, mai usata prima, garantisce di ottenere dei vini preziosi e di grande qualità.

La barrique può essere usata per 3 volte al massimo, dopo di che non potrà più essere riempita per espletare la sua funzione principale. A mano a mano che la barrique sarà riempita e svuotata, il suo potere di influenzare il sapore del vino verrà meno a causa del fatto che la superficie delle sue pareti sarà usurata.

Spesso, la barrique di secondo o di terzo passaggio viene usata appositamente per ottenere dei vini con sentori più delicati, dove i terziari hanno meno personalità e lasciano la scena alle uve.
 

Barrique: gli effetti sul vino

La barrique è utile come recipiente per la conservazione del vino, ma la sua funzione non si esaurisce solamente nella copertura di questo ruolo.

Infatti, la barrique favorisce la stabilizzazione del colore del vino, l’aumento della morbidezza, l’accelerazione del processo di maturazione e il miglioramento del processo di invecchiamento che conferisce ai vini una complessità aromatica più importante.

La barrique, a seconda della sua qualità e materiali, può conferire delle influenze terziarie, al di fuori del profumo di tostatura, sul liquido che contiene. Alcune possono infondere aromi vanigliati, di cocco, altre possono trasmettere sentori di tabacco o cenere.

La barrique comunemente dona al vino delle note che vanno dall’affumicato al resinoso, dallo speziato al vanigliato. Rendendo così ogni vino unico nel suo genere.

Infine, è utile considerare che l’aroma conferito dalle barrique dovrebbe essere solamente un arricchimento per il vino, e non bisognerebbe far sì che esso venisse sovrastato dai profumi sprigionati dalle barrique.

Nello specifico, per quanto riguarda i vini conservati in barrique, avremo diversi effetti a seconda della loro tipologia. I vini bianchi invecchiati in barrique assumeranno un colore dalle sfumature dorate. Invece, per i vini rossi, il colore diventa più stabile.

Tutti i vini generalmente si arricchiscono di note speziate, le note fruttate poi si tramutano in aromi che non sono più freschi, ma che richiamano una confettura o addirittura la frutta sotto spirito. Inoltre, gli aromi floreali non sono più freschi e spumeggianti, ma diventano caldi, morbidi e appassiti.

Infine, il bouquet si estende e ad esso vi si aggiungono nuove sensazioni di cuoio, tabacco e burro. Per mezzo del passaggio in barrique, il vino si ammorbidisce, si smussa perché gli acidi si smorzano e abbandonano la loro caratteristica incisività. In più, i tannini si polimerizzano e rendono il vino più suadente.

La barrique non è da considerarsi come una bacchetta magica che consente di ottenere splendidi vini da uve modeste, ma va intesa come un mezzo per valorizzare ed enfatizzare la materia prima.


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