LE SFUMATURE DEL BAROLO...

CERTAMENTE BAROLO… MA DI DOVE?

 

Una serata con pochi amici nel ristorante di Franco, una sera di maggio a discutere e raccontarci di Barolo, ad annusare e analizzare, a cercare di interpretare, immaginare,,, sicuramente gioire, per capire l’origine del Barolo, colla voglia di coglierne l’essenza attraverso l’esperienza sensoriale personale, attraverso il confronto con chi è esperto. Racconti, aneddoti, profumi, abbinamenti: attorno al re del vino: Sua Maestà il Barolo.

GIOVANNI CANONICA (Barolo)
BAROLO 2007
Intenso al naso con profumi giovani e freschi accompagnati da una vena balsamica di sottofondo. In bocca ha tannini sorprendentemente rotondi, di corpo, fresco e morbido. Equilibrato nonostante sia un barolo “giovane”. Un vino che decisamente esprime la poesia e la piccola, sana dose di estro che ha il padrone, vignaiolo di Barolo che ha scelto di tenersi il più lontano possibile dal mercato e che dichiara che nel suo vino ci deve essere una parte del suo animo, del suo modo di essere: un barolo che si fa da sé, sicuramente secondo estro, e senza lasciare nulla al caso.

GIUSEPPE RINALDI (Barolo)
BRUNATE LE COSTE 2003
Grande eleganza, fine al naso con note speziate, tabacco e cuoio. Un tannino che pulisce la bocca ma non la offende, abb morbido è imperioso in bocca, con buona persistenza. Un vino indiscutibile, un vino di Langa, autentico come il Beppe, ex veterinario “convertitosi” alla causa dell’enologia che fa il barolo come si deve fare, il barolo classico qui in una delle sue migliori versioni di assemblaggio delle uve provenienti dai diversi cru di proprietà: Brunate, condiviso tra il comune di Barolo e quello di La Morra e Le Coste il cui terreno si avvicina a quello dei Cannubi.

ACCOMASSO (La Morra)
BAROLO ROCCHETTE RISERVA 2004
Soprattutto colpisce la nota balsamica oltre la piccola frutta rossa sovra matura. Piacevolissima speziatura di cannella e liquirizia. Elegante e fine, abb equilibrato con tannini decisi: un sorso di territorio che questi 2 fratelli interpretano nella maniera più vera e profonda. Qui è il cuore vero e antico del barolo. Chi vuole capirlo deve partire da qua ed addentrarsi nell’eleganza di questo vino.

G. MASCARELLO (Castiglione Falletto)
BAROLO SANTO STEFANO di PERNO 2001
Complesso, erbaceo e fruttato, buona speziatura ma nel complesso meno fine dei precedenti, con meno personalità. In bocca è rotondo, equilibrato e di corpo. Un barolo da capire, non immediato che ti insegna come l’approccio al vino debba essere lento e meditativo, non frettoloso e rapido. Alla lunga si esprime, infatti, molto bene nel bicchiere e, se subito ci sembrava quello più deludente, col passare dei minuti ci ammonisce a fare una classifica: con grandi vini come questi non la si può fare.

BARTOLO MASCARELLO (Barolo)
BAROLO 2001
Avvio olfattivo complesso con note minerali, erbacee e sentori animali. Evoca un qualcosa di ancestrale dentro di noi, ricordi olfattivi che avvertivamo da bambini quando si girava nelle vecchie cantine tra botti grandi e vasche di cemento. Dopo emergono la viola e la ciliegia, il tabacco ed il cuoio. Un apporto tannico deciso ma non aggressivo e una grande struttura caratterizzano l’ingresso in bocca. Un classico tra i classici, fatto assemblando le uve provenienti da vari cru: Cannubi, San Lorenzo, Ruè e Rocche, proprio (e meno male) come si faceva una volta.

CAPPELLANO (Serralunga)
BAROLO OTIN FIORIN 2001
Un colore impenetrabile, un profumo intenso e complesso, piacevole da subito. Note terrose, muschio e fungo, poi frutta rossa sotto spirito e rosa appassita, infine eucalipto e menta. Piacevole evoluzione nei tannini ora equilibrati, avvolgente, fine e armonico. Un vino che è anche un ricordo, un’immagine indelebile di Baldo, un sentire ancora la sua voce che ci spiega il suo essere barolista, che racconta della finezza dei terreni di Serralunga.

CAVALLOTTO (Castiglione Falletto)
BAROLO BRICCO BOSCHIS 2001
Affiorano i profumi terziari sulla frutta sotto spirito, anche qui note muschiate e di pelo bagnato. Sembra il più evoluto ma in bocca i suoi tannini son ben strutturati, indice di una freschezza non da poco. Un classico (forse il “più” classico di tutti) ottenuto da vigneti ad alta vocazione, con lunghe macerazioni e metodi totalmente naturali sia in vigna che in cantina. Profumi, sostanza ed equilibrio qui si fondono in un tutt’uno armonico.

Giuseppe MARINI