CENA DIDATTICA “L’ALTRO NEBBIOLO”

CONSCENTI DI NE – Venerdì 23 marzo 2012 - L’armonia del gusto...Gli odori della cucina “della nonna”, dei piatti casalinghi che conquistano subito palati e cuori...

E poi l’atmosfera di famiglia che alla trattoria dei Mosto è uno dei temi-culto,il calore di Catia e della figlia Bianca Solari, in una serata che viaggia sull’onda dei ricordi perché la nostra delegazione ha voluto dedicare una cena didattica innanzitutto all’amico Franco Solari, patron del locale, scomparso prematuramente pochi mesi fa, e, in secondo luogo, al vitigno da lui tanto amato.
Cosi ci siamo ritrovati a brindare nel suo locale, alla sua salute, e a tuffarci in un percorso goloso tra pietanze prelibate e genuine alla scoperta dell’“altro Nebbiolo”, quello che cresce e viene coltivato al di fuori delle zone nobili piemontesi. Quello che cresce in Valtellina, quello della cantina ArPePe di Sondrio, in una zona di coltivazione eroica del vitigno qui chiamato chiavennasca.
Fondata nel 1984 da Arturo Pellizzati Perego, che aveva raccolto e riversato nell’azienda un prezioso bagaglio di valori e conoscenze tramandate di generazione in generazione, dal 1860 – l’azienda valtellinese è guidata, oggi, dalla moglie Giovanna e dai figli Isabella, Emanuele e Guido che, animati dalla stessa passione dei loro predecessori, seguono con scrupolosa dedizione i metodi della tradizione, seguendo, tra l’altro, in prima persona tutta la filiera produttiva, dall’impianto della vite alla bottiglia. E allora, via, si parte con un Valtellina Rosso del 2009, da accompagnare a tocchetti di torte di verdura liguri, crostini toscani, salame a grana grossa e lardo. Color rubino e odor di violette: con queste caratteristiche il vino si presenta ed è subito accattivante per la sua giovane freschezza che, come un canto primaverile, ci racconta dei fiori e dei frutti del sottobosco; i tannini danzano piacevolmente in bocca con sottile equilibrio e il ritorno di liquirizia nel retronasale fa desiderare un altro sorso. Un vino sapido, da servire fresco proprio per esaltare la sua vivace personalità, sposo generoso e perfetto dell’antipasto.
Poi nei calici ecco il Grumello Rocca De Piro 2006, l’ideale per fare da partner alle tagliatelle al sugo di cinghiale. Complesso e intenso con sentori fruttati di lampone, floreali di rose e spezie. Già equilibrato, con una nota di morbidezza contrapposta alla piacevole tannicità, è un vino di buona struttura, da gustare ora, proprio come vuole l’azienda che mette in commercio i suoi vini non secondo la vendemmia ma quando ritiene siano pronti. Intanto a tavola s’intrecciano chiacchiere e sapori, si riscopre il piacere di una parentesi di relax dagli affanni quotidiani.
E’ il momento dei secondi: dall’anatra al fagiano, un trionfo di selvaggina da piuma con contorno di patate e civet di lepre e polenta (da leccarsi i baffi). Trionfo che si rispecchia nel terzo rosso servito: Sassella Rocce Rosse del 2001. Con questo vino si avverte il territorio, la vocatura per la sottozona sassella per i vini di struttura: granato, complesso e avvolgente. Ci conquista subito con i sentori di viola appassita e confettura di frutta rossa cui seguono le note speziate: pepe e cannella, caffè e cuoio e ancora, a completamento, salgemma e humus. In bocca sorprendono la mineralità e la setosità dei tannini; caldo, morbido ed equilibrato, di buon corpo, è fine e abbastanza armonico. Perfetto il matrimonio con la cacciagione sia da piuma che da pelo.
Tre vini che esprimono, su livelli differenti, il rispetto della natura intima della Valtellina, dove la vite dà frutti ostici, che continuamente si contrappongono alla volontà dell’uomo di coltivarli; dove il clima ha grandi escursioni termiche e i suoli delle varie sottozone hanno caratteristiche peculiari e composizioni diverse.
Le lancette corrono, la notte di primavera distilla umori gentili dopo il rigore invernale. In tavola è il momento dei dolci: torta di mele, al cioccolato e crostata con marmellata di arance. Insuperabili. Tanto più se i deliziosi “cubetti” sono abbinati a un buon moscato da palati fini. Sfiziosi i biscotti rustici, impastati con la farina integrale dell’antico mulino di Fivizzano e lo zenzero-digestivo.
Si conclude con il bicchiere “della staffa” prima degli arrivederci, pensando già al prossimo appuntamento.

Rossella Galeotti
Beppe Marini
 

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