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Almanacco Pontremolese Novembre 2007 - I vini della Lunigiana
Inserito il 07 novembre 2007 alle 10:00:05 da G.Cipolletta.

Novembre 2007 - Varese Ligure e Sesta Godano

NOVEMBRE 2007
VARESE LIGURE E SESTA GODANO
Proiettati nel futuro
di Ivano Denevi*

Quasi al termine del nostro viaggio di vino in vino, giungiamo in Val di Vara, una delle tante zone di confine dell’area lunigianese, dotata di un clima e di un terreno adatti alla coltivazione della vite.
Tra le notizie storiche, affidate ad alcuni testi medievali, si rinvengono accenni alla produzione di ottimi vini nella Bassa (Beverino, Bolano, Calice, Tivegna, Valeriano), nella Media (Cassana, L’Ago, Bracelli, Pignone) e nell’Alta Valle del Vara (Groppo, Montale, Rio, Cornice, Serò, Suvero, Varese Ligure) ma per avere notizie più recenti sulla vitivinicoltura locale bisogna affidarsi soprattutto alla tradizione orale, dalla quale si può ricavare che, già tanto tempo fa, il vino era prodotto in ogni angolo della vallata sia per uso familiare che commerciale ovvero, nella microeconomia dei secoli passati, come prodotto da barattare con gli abitanti delle zone limitrofe che ne erano prive: Borgo Val di Taro, oltre il Passo delle Centocroci; Zeri, al di là del Passo del Rastrello; le stesse Cinque Terre, i cui abitanti venivano ad acquistarlo come vino da taglio per arricchire le loro produzioni.
A Rio, in particolare, la famiglia Bretoni, nell’800 e nel primo ‘900, produceva grandi quantità di vino da tavola ma non mancavano anche vini “particolari”, prodotti in località Bovara e Re de Peiu.
Alla fine del 1800, come in gran parte dell’Europa vitivinicola, la fillossera ha quasi completamente cancellato la coltivazione della vite nella vallata e soltanto in seguito i contadini impareranno ad innestare le piante autoctone sulle barbatelle americane, così rinnovando il patrimonio vitato: difatti, si è scoperto che il piede americano della vite, con il relativo apparato radicale, sul quale si innesta la varietà di pianta, è molto più resistente all’attacco di questo piccolo insetto che succhiava la linfa delle radici, provocandone la morte.
Nella tradizione locale, il vino bianco da vitigno Albarola è sempre stato prodotto in maggiore quantità rispetto a quello rosso da uve Ciliegiolo e Pollera, poiché questo territorio era ritenuto dai contadini più adatto alla coltivazione di vitigni a bacca bianca, in considerazione della buona escursione termica notturna, che favorisce lo sviluppo di più intense sensazioni olfattive.
I vigneti sono da sempre impiantati nei siti collinari ben soleggiati e protetti dai venti freddi, sistemati a fasce lungo i ripidi pendii.
In questi ultimi anni, nell’Alta Val di Vara si sta assistendo ad un’accentuata ripresa dell’attività produttiva, finalizzata all’imbottigliamento ed al commercio di prodotti di buona qualità; alcune piccole aziende (di Antonella Manfredi a Sesta Godano, di Paolo Denevi a Rio, di Giorgia Grande ed Ivano Denevi a Cornice) hanno provveduto all’estirpazione di vecchi vigneti, non più produttivi, ed al reimpianto, con criteri moderni, di vitigni sia autoctoni che internazionali, stimolati dal trend di crescita del settore e dalle nuove possibilità di commercializzazione offerte dall’inserimento della Val di Vara nella zona IGT Golfo dei Poeti, istituita nell’ottobre 2001.
Tuttavia, contrariamente a quanto avveniva in passato, i viticoltori della Valle, nel rispetto delle previsioni di cui alla normativa, hanno impiantato i nuovi vitigni dando la preferenza alle uve a bacca nera.
I vitigni internazionali come il Merlot ed il Syrah si sono così affiancati a quelli autoctoni, ad esempio il Ciliegiolo e la Pollera, mentre, per quanto riguarda i vitigni a bacca bianca, oltre all’Albarola si è dato ampio spazio al Vermentino ed al Sauvignon blanc.
L’Azienda “Cornice”, di Ivano Denevi, porrà in commercio per la prima volta nel 2007 due vini provenienti dall’omonimo vigneto Pein, l’uno ottenuto da un Syrah in purezza, l’altro composto da un blend di Merlot al 55%, Syrah al 40% e Ciliegiolo per la rimanente parte, e che già quest’anno ha mostrato le proprie notevoli capacità espressive, con un colore limpido e vivace, profumi intensi e complessi, un corpo deciso in cui la materia tannica e la freschezza sono ammorbidite dall’incontro con un adeguato grado alcolico.
Entrambi tali vini maturano per sei mesi in botti di rovere, in barriques per il Syrah in purezza, botti grandi per la seconda tipologia; dopo questa prima fase, sono sottoposti ad ulteriore affinamento in bottiglia.
Anche l’azienda di Giorgia Grande, sempre a Cornice, ha impiantato Merlot e Syrah: i suoi vini saranno messi in commercio nel 2008, per cui il definitivo giudizio tecnico viene rimandato ad un prossimo futuro.
A Sesta Godano l’azienda di Antonella Manfredi ha riportato agli antichi fasti il vigneto di Re de Peiu, producendo vini rossi e bianchi, rispettivamente da un blend di Merlot, Syrah, Pollera e da Albarola e Sauvignon blanc.
I rossi maturano in botti d’acciaio ed in barrique e sono successivamente affinati in bottiglia; i bianchi restano sei mesi in botti d’acciaio prima di passare all’affinamento in bottiglia.
A Rio di Sesta Godano i vigneti di Paolo Denevi, nei quali è stata impiantata una buona varietà di vitigni, tutti previsti dal disciplinare IGT, danno luogo a vini bianchi e rossi che saranno messi in commercio nel 2008.
Nell’attesa, proseguiamo il nostro viaggio verso il ritorno a Pontremoli, con una sosta a Mulazzo.

*viticoltore in Cornice

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